Italian poem
A Felice Cavallotti
by Felice Cavallotti (1842–1898)
Ma, per l’amor di Dio, ma che t’han fatto questi disgraziatissimi elzeviri perchè tu me li tiri per gli orecchi e gli sferzi ad ogni tratto?
Perchè son piccolini di natura me li vuoi prender tutti a scappellotti? Ma, mio buon Cavallotti, vorresti de gli in-foglio a dirittura?
Dio che a i sindaci dà prestiti a premi, tartufi a l’amor mio, pomate a i calvi, Dominedio ci salvi da i libri troppo lunghi e da i poemi!
Lo so, costano troppo e son piccini, pieni di fregi e d’altre gherminelle, ma son tanto bellini! Piacciono tanto a le donnine belle!
C’è il budellame, già, l’osso che crocchia, anatomie rubate a lo spedale, orgie di carnovale, donne scollate sino a le ginocchia,
c’è tutto quel che vuoi: ma se un po’ d’arte, se un po’ d’ingegno, se un pochin di vita calda, vera, sentita, palpita e ride ne le tenui carte,
non lapidarci, non gridarci abbasso; perchè amammo anche noi, soffrimmo, e il pianto lo tramutammo in canto quando i vecchi giocavano a ’l ribasso.
Non badare a’ trochei se il verso torna, non contar le minuscole a ’l Carducci che in viso a Vanni Fucci de ’l giambo archilocheo squadra le corna.
Tu che di libertà segui la parte, che ne la pugna sua ti sei scagliato non ultimo soldato, non ci negar la libertà de l’arte.
Anche l’arte cammina e per adesso lascia che gli elzevir vadano avanti: se ce n’è de’ calanti, l’arte d’Italia camperà lo stesso.
Sai, sessant’anni fa, quanto spavento, che vaticini orribili e diversi perchè si disse in versi barba a la barba e non l’onor de ’l mento!
L’arte, si disse, casca ruzzoloni: tornano i Goti, i Visigoti e il resto! E dopo tutto questo che cosa capitò? Venne il Manzoni.
Se nasco un’altra volta a questo mondo vi dò parola che mi farò prete e sarò così ciuco e così tondo che mi faranno vescovo. Vedrete.
E vescovo, sarò tanto iracondo che il Papa, per lasciar la chiesa in quiete, mi farà cardinale e in fondo in fondo non sbaglierà così come credete.
Poi sarò Papa. Allora, oh, staran freschi i poveri poeti petrarcheschi da i pudori cattolici e frateschi!
Ch’io crepi adesso se cacciar non faccio con una bolla lunga mezzo braccio cent’anni d’indulgenza ne ’l Boccaccio. Quando vedrai cader le foglie morte ed il lunario predirà la neve, allungherai le tue maniche corte, mia freddolosa, e vestirai di greve.
Le beltà velerai che bianche ho scorte e le scultorie braccia e la man breve e il seno, il sen che palpitò sì forte a ’l primo bacio mio timido e lieve.
Pur qualche volta forse, e non invano, per gli occhi pregheran le mie parole e i veli getterai per me lontano;
e tolto il guanto che serrarla suole nuda ti bacierò la bianca mano... Il braccio no. La critica non vuole.