Italian poem
Daìra
Nulla.... Ah, si.... Le rose!... Avvolta Nel mio mantello, ad esse, nell'inverno, Io ne andavo ogni giorno, a preservarle Dall'insulto dei venti e delle brine; Poscia, al tornar di primavera, quante Assidue cure per toglierne i bruchi Delle piante carnefici!--Giungea L'estate.... Oh, allora, il mio trionfo!...--Sola Colle mie rose dall'alba al tramonto Sempre restavo, corone e ghirlande Tessendo all'ombra.--Sovente la notte Ad esse ne venia.--Oh, come acuti Son gli olezzi dei fiori nella cheta Oscurità notturna!... Io, per arcana Voluttà, ne fremevo!...--Ahimè, l'autunno Tutto spogliava il mio roseto.... ed io Cader vidi talor, calda rugiada, Sulle foglie disperse a me dinnanzi, Qualche lagrima,... ch'io non comprendea Quale dagli occhi mi spremesse vaga Ineffabil mestizia!
NABUCO (sfogliando delle rose)
Il mio rosajo Era la guerra; e a sorvegliare il campo, Chiuso nel mio mantello, anch'io ne andavo Nel verno; io pur temer dovea gli assalti Coi novi soli; ed a me pur l'estate Apportava trionfi, e tetri giorni L'autunno!... Dunque hanno vicende eguali Rose e battaglie!--Ami tu ancor le rose, O mia Daìra.