Italian poem
Noja Letteraria
Favello a voi, cui ferve la scintilla Dei febbrili entusiasmi nel cervello; Favello a voi, dentro il cui sguardo brilla La balda gioja d'un pensier novello!
Favello a voi, che, frammezzo alle genti, Vecchi a vent'anni, in silenzio passate, Colla pupilla vólta ai firmamenti E colle mani alle reni appoggiate.
Favello a voi, cui nota è l'armonia D'ogni cosa creata, e cui son noti Cogli entusiasmi la melanconia E gli sconforti; a voi favello, iloti,
Dannati a conservar la stessa creta Leggendo dentro ai secoli venturi; Dannati a scorger la splendida meta Dietro le grate di carceri oscuri!
Favello a voi, per cui dolore e gioja, Pari al lampo, non duran che un istante, E che desiate, per fuggir la noja, Un'angoscia od un gaudio incessante;
Favello a voi, che vivete com'ebri D'un arcano licor sovra la terra, Ed avete un uncino nei cerébri Che l'Universo nei suoi moti afferra!
Noi siam mendíchi, a cui la gente antica Le briciole lasciò di lauta mensa; Viviam di stenti e il genio s'affatica Dietro una turba di fantasmi immensa.
Gli antichi Numi, ispirator dei carmi, Son morti nel sogghigno universale; La Natura ci annoja; il suon dell'armi Ne spaventa; ridiam dell'idëale;
L'amore è un campo in cui non resta zolla Da fecondare; senza scrosci è l'ira; Il nostro corpo e una corteccia frolla, Mentre la mente a nuovi cieli aspira.
E nuovi cieli, splendidi, profondi Come lo spazio, immaginar n'è dato.... Ma dall'estasi, a cui traggonci i mondi Senza cifra, un poëta non è nato!
I nostri canti son feti già morti; Sono la serpe che la coda addenta; Son l'urna ove troviam pochi conforti E la febbre che i giorni ne tormenta.
Noi li cantiamo a noi stessi soltanto, E all'ultimo levita siamo eguali, Che, derelitto nel suo tempio santo, Celebrerà da solo i ritüali....
E non ci resta che cingere i fianchi Col bigiastro mantel del pellegrino, E correre la terra erranti e stanchi, E abbandonarci ad un pazzo cammino....
Milano, luglio 1875.