Italian poem
Poi che vi spinse cosí bel pensiero
by Francesco Beccuti (1509–1553)
Poi che vi spinse cosí bel pensiero a lasciar questo vil, misero mondo ed i passi drizzar per quel sentiero che ne conduce a viver piú giocondo, ite dove vi chiama il primo vero, lasciando de’ peccati il grave pondo; ite, donna gentil, ch’egli v’invita a gaudio eterno, a sempiterna vita. Né vi muovan piacer, non questi onori che tanto il volgo sciocco apprezza e ammira ché troverete ben piacer migliori u’ il sommo Dio vie piú si mostra e spira. Molti lasciáro giá regni e tesori, a questo unico bene avendo mira; ch’il posseder qua giú noia ed affanni sovente apporta e sempiterni danni. Non è il piacer che nel celeste regno fra l’anime beate ne conduce; non il molt’oro è quel che fa l’uom degno di quella grande inaccessibil luce; bisogna contemplar quel che nel legno pendè per nostro amor: questo sia duce, questo solo il cammin vi mostri dove moviate i vostri passi e non altrove. Pensate dove nacque, e pur di Dio era figliuol; pensate quanti omei soffrí, mentre per voi benigno e pio dimorar volse fra gl’iniqui ebrei: sí non vi nascerá mai van disio; sí fortunata quattro volte e sei sarete; e se soffrite caldo e gelo, dolce vi sia per acquistare il cielo.