Italian poem
Tirsi il fanciul, la verginella Elpina
by Francesco De Lemene (1634–1704)
I.
TIrsi il fanciul, la verginella Elpina Offrir con man vezzosa A Maria peregrina Bel dono; ella d’un giglio, ei d’una rosa. Lo sguardo in lor soavemente fisse La Peregrina, e sorridendo disse: Prendo la rosa, o figlio, Ma tu, ninfa gentil, serba il tuo giglio.
II.
Rasciuga, Elpina, i rai, Disse Maria. Che? a lagrimare or prendi Perchè il tuo fior lasciai? Semplicetta che fai? Tu non m’intendi. Rasciuga i rai, rasciuga, e ti consola; E se la rosa sola Io prender volli, il tuo bel fior perdoni: Sol per me quando il serbi, a me tu ’l doni.
III.
Tirsi, quel pastorello, Che la rosa a Maria già data avea, Picciol pomo, ma caro, in man stringea. Dammi, disse Maria, pomo sì bello; Ma schivo ritrosetto La man ritrasse al petto. Allor disse Maria: Guarda che core! O dammi il frutto, o ch’io non curo il fiore.
IV.
Di se stessa invaghita e del suo Bello Si specchiava la rosa In un limpido e rapido ruscello; Quando d’ogni sua foglia Un’aura impetuosa La bella rosa spoglia. Cascar nel rio le foglie; il rio fuggendo Se le porta correndo; E così la beltà Rapidissimamente, oh dio!, sen’ va.