Versos Italian Francesco Petrarca Canzone V (O Aspettata in ciel, beata, e…)

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Canzone V (O Aspettata in ciel, beata, e…)

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O Aspettata in ciel, beata, e bella Anima, che di nostra umanitade Vestita vai, non, come l’altre, carca; Perchè ti sian men dure omai le strade, A Dio diletta, obbediente ancella, Onde al suo regno di quaggiù si varca; Ecco novellamente alla tua barca, Ch’al cieco mondo ha già volte le spalle Per gir al miglior porto, D’un vento occidental dolce conforto; Lo qual per mezzo questa oscura valle, Ove piangiamo il nostro, e l’altrui torto, La condurrà de’ lacci antichi sciolta Per dritissimo calle Al verace Oriente, ov’ella è volta. Forse i devoti e gli amorosi preghi, E le lagrime sante de’ mortali Son giunte inanzi alla pietà superna: E forse non fur mai tante, nè tali, Che per merito lor punto si pieghi Fuor di suo corso la giustizia eterna: Ma quel benigno Re che ’l ciel governa, Al sacro loco ove fu posto in croce, Gli occhi per grazia gira: Onde nel petto al novo Carlo spira La vendetta ch’a noi tardata noce Sì, ch’ molt’anni Europa ne sospira: Così soccorre alla sua amata sposa, Tal, che sol della voce Fa tremar Babilonia, e star pensosa. Chiunque alberga tra Garonna e ’l monte, E ’ntra ’l Rodano e ’l Reno e l’onde salse; Le ’nsegne Cristianissime accompagna: Ed a cui mai di vero pregio calse, Dal Pireneo all’ultimo orizzonte, Con Aragon lasserà vota Ispagna: Inghilterra, con l’isole che bagna L’Occeano intra ’l Carro, e le Colonne, Infin là dove sona Dottrina del santissimo Elicona, Varie di lingue, e d’arme, e delle gonne All’alta impresa caritate sprona. Deh qual’amor sì licito, o sì degno, Qua’ figli mai, quai donne Furon materia a sì giusto disdegno? Una parte del mondo è che si giace Mai sempre in ghiaccio, ed in gelate nevi Tutta lontana dal cammin del Sole: Là, sotto i giorni nubilosi, e brevi, Nemica naturalmente di pace Nasce una gente, a cui il morir non dole. Questa se più devota che non sole, Col Tedesco furor la spada cigne; Turchi, Arabi, e Caldei, Con tutti quei che speran negli dei Di quà dal mar che fa l’onde sanguigne, Quanto sian da prezzar, conoscer dei: Popolo ignudo, paventoso e lento; Che ferro mai non strigne, Ma tutti colpi suoi commette al vento. Dunque ora è ’l tempo da ritrarre il collo Dal giogo antico, e da squarciar il velo Ch’è stato avvolto intorno agli occhi nostri; E che ’l nobile ingegno che dal cielo Per grazia tien’ dell’immortale Apollo, E l’eloquenzia sua vertù qui mostri Or con la lingua, or con laudati inchiostri: Perchè d’Orfeo leggendo, e d’Anfione, Se non ti maravigli; Assai men fia ch’Italia co’ suoi figli Si desti al suon del tuo chiaro sermone Tanto che per GESÙ la lancia pigli: Che, s’al ver mira questa anticha madre, In nulla sua tenzone Fur mai cagion’ sì belle o sì leggiadre. Tu, c’hai, per arricchir d’un bel tesauro, Volte l’antiche, e le moderne carte, Volando al ciel con la terrena soma, Sai dall’imperio del figliuol di Marte Al grande Augusto; che di verde lauro Tre volte trionfando ornò la chioma; Nell’altrui ingiurie del suo sangue Roma Spesse fiate quanto fu cortese: Ed or perchè non fia Cortese no, ma conoscente, e pia A vendicar le dispietate offese Col figliuol glorioso di Maria? Che dunque la nemica parte spera Nell’umane difese Se CRISTO sta dalla contraria schiera? Pon’ mente al temerario ardir di Serse; Che fece per calcar i nostri liti Di novi ponti oltraggio alla marina: E vedrai nella morte de’ mariti Tutte vestite a brun le donne Perse, E tinto in rosso il mar di Salamina; E non pur questa misera ruina Del popolo infelice d’Oriente Vittoria ten’ promette; Ma Maratona, e le mortali strette Che difese il Leon con poca gente; Ed altre mille, c’hai scoltate, e lette. Perchè inchinar a Dio molto convene Le ginocchia, e la mente; Che gli anni tuoi riserva a tanto bene. Tu vedra’ Italia, e l’onorata riva, Canzon, ch’agli occhi miei cela, e contende Non mar, non poggio, o fiume; Ma solo Amor; che del suo altero lume Più m’invaghisce dove più m’incende: Nè natura può star contr’al costume. Or movi, non smarrir l’altre compagne: Che non pur sotto bende Alberga Amor; per cui si ride, e piagne.