Italian poem
Quante fïate, al mio dolce ricetto
Quante fïate, al mio dolce ricetto fuggendo altrui et, s’esser pò, me stesso, vo con gli occhi bagnando l’erba e ’l petto, rompendo co’ sospir’ l’aere da presso!
Quante fïate sol, pien di sospetto, per luoghi ombrosi et foschi mi son messo, cercando col penser l’alto diletto che Morte à tolto, ond’io la chiamo spesso!
Or in forma di ninpha o d’altra diva che del piú chiaro fondo di Sorga esca, et pongasi a sedere in su la riva;
or l’ò veduto su per l’erba fresca calcare i fior’ com’una donna viva, mostrando in vista che di me le ’ncresca.