Versos Italian Francesco Redi Quali strani capogiri (Lucas)

Italian poem

Quali strani capogiri (Lucas)

by (1626–1697)

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QUALI strani capogiri D’improvviso mi fan guerra? Parmi proprio che la terra Sotto i piè mi si raggiri; Ma se la terra comincia a tremare, E traballando minaccia disastri, Lascio la terra e mi salvo nel mare. Vara, vara quella gondola Più capace e ben fornita, Ch’è la nostra favorita. Su questa nave, Che tempre ha di cristallo, E pur non pave Del mar cruccioso il ballo, Io gir men voglio Per mio gentil diporto, Conforme io soglio, Di Brindisi nel porto, Purchè sia carca Di brindisevol merce Questa mia barca. Su voghiamo, Navighiamo, Navighiamo infino a Brindisi: Arïanna, brindis, brindisi. Oh bell’andare Per barca in mare Verso la sera Di primavera! Venticelli e fresche aurette, Dispiegando ali d’argento, Sull’azzurro pavimento Tesson danze amorosette, E al mormorio de’ tremuli cristalli Sfidano ognora i naviganti ai balli. Su voghiamo, Navighiamo, Navighiamo infino a Brindisi: Arïanna, brindis, brindisi. Passavoga, arranca, arranca; Che la ciurma non si stanca, Anzi lieta si rinfranca Quando arranca verso Brindisi: Arïanna, brindis, brindisi. E se a te brindisi io fo, Perchè a me faccia il buon pro, Ariannuccia, vaguccia, belluccia, Cantami un poco, e ricantami tu Sulla mandòla la cuccurucù, La cuccurucù, La cuccurucù, Sulla mandòla la cuccurucù. Passavo’, Passavo’... Passavoga, arranca, arranca; Chè la ciurma non si stanca, Anzi lieta si rinfranca, Quando arranca, Quando arranca inverso Brindisi: Arïanna, brindis, brindisi. E se a te, E se a te brindisi io fo, Perchè a me, Perchè a me, Perchè a me faccia il buon pro, Il buon pro, Arïannuccia leggiadribelluccia, Cantami un po’, Cantami un po’, Cantami un poco, e ricantami tu Sulla vïo’, Sulla vïola la cuccurucù, La cuccurucù, Sulla vïola la cuccurucù. Or qual nera con fremiti orribili Scatenossi tempesta fierissima, Che de’ tuoni fra gli orridi sibili Sbuffa nembi di grandine asprissima? Su, nocchiero, ardito e fiero, Su, nocchiero, adopra ogni arte Per fuggire il reo periglio; Ma già vinto ogni consiglio, Veggio rotti e remi e sarte, E s’infurian tuttavia Venti e mare in traversia. Gitta speme omai per poppa, E rintoppa, o marangone, L’orcipoggia e l’artimone; Chè la nave se ne va Colà dove è il finimondo, E forse anco un po’ più in là. Io non so quel ch’io mi dica, E nell’acque io non son pratico; Parmi ben che il ciel predica Un evento più rematico; Scendon sïoni dall’aerea chiostra Per rinforzar coll’onde un nuovo assalto E per la lizza del ceruleo smalto I cavalli del mare urtansi in giostra. Ecco, oimè, ch’io mi mareggio, E m’avveggio Che noi siam tutti perduti: Ecco, oimè, ch’io faccio getto, Con grandissimo rammarico, Delle merci prezïose, Delle merci mie vinose, Ma mi sento un po’ più scarico. Allegrezza, allegrezza; io già rimiro, Per apportar salute al legno infermo, Sull’antenna da prua muoversi in giro L’oricrinite stelle di Santermo. Ah! no, no, non sono stelle, Son due belle Fiasche gravide di vini: I buon vini son quegli che acquetano Le procelle sì fosche e rubelle, Che nel lago del cor l’alme inquietano. Satirelli Ricciutelli, Satirelli, or chi di voi Porgerà più pronto a noi Qualche nuovo smisurato Sterminato calicione, Sarà sempre il mio mignone; Nè m’importa se un tal calice Sia d’avorio o sia di salice, O sia d’oro arciricchissimo; Purchè sia molto grandissimo. Chi s’arrisica di bere Ad un piccolo bicchiere Fa la zuppa nel paniere: Quest’altiera, questa mia Dïonea bottiglieria Non raccetta, non alloggia Bicchieretti fatti a foggia. Quei bicchieri arrovesciati, E quei gozzi strangolati, Sono arnesi da ammalati; Quelle tazze spase e piane Son da genti poco sane: Caraffini, Buffoncini, Zampilletti e borbottini, Son trastulli da bambini, Son minuzie che raccattole Per fregiarne in gran dovizia Le moderne scarabattole Delle donne fiorentine; Voglio dir non delle dame, Ma bensì delle pedine. In quel vetro che chiamasi il tonfano Scherzan le Grazie, e vi trïonfano; Ognun colmilo, ognun vuotilo; Ma di che si colmerà? Bella Arïanna, con bianca mano Versa la manna di Montepulciano; Colmane il tonfano e porgilo a me. Questo liquore, che sdrucciola al core, Oh come l’ugola baciami e mordemi! Oh come in lacrime gli occhi disciogliemi! Me ne strasecolo, me ne strabilio, E fatto estatico vo in visibilio. Onde ognun che di Lieo Riverente il nome adora Ascolti questo altissimo decreto, Che Bassareo pronunzia, e gli dia fè: Montepulciano d’ogni vino è il re.