Versos Italian Gabriele D'Annunzio I madrigali

Italian poem

I madrigali

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Le làmine de 'l verso aurëe batto io faticosamente co 'l martello, e per voi, musa da li occhi di gatto, ogni làmina d'or piego ed anello.

Tacito, su la vana opera, in atto di artefice chinato su 'l gioiello, per voi, madonna, vigilando, io tratto ogni làmina a punta di cesello.

Le gemmee rime sprizzano barbagli d'iride, in mezzo a i toni opachi d'oro, su 'l molle raso ov'è trapunto il gallo...

Impetuosamente io su i fermagli de l'ultima terzina ancor lavoro; e mi stride ne l'impeto il metallo.

Non mai vi vidi io dunque ilare, a 'l fresco ne i rossi novilunî di Siviglia, urtare il marmo d'un cortil moresco co 'l piè gentile, a suon di seghidiglia?

Ne i circoli de l'agile arabesco ondeggiava fremendo la mantiglia; e s'apriva per l'ansia, come un fresco fiore, l'anel de la bocca vermiglia.

Stanca sedeste, ove il raggio lunare sotto l'arco moriva, a 'l dolce invito aprendo con le fini unghie un'arancia:

quand'io chino su voi, senza parlare, entro il fumo e l'odor de 'l papelito arditamente vi baciai la guancia.

S'io fossi mai, crudele Marchesana, un poeta pittore e mandarino da 'l lungo obliquo mite occhio vetrino animante un candor di porcellana,

vedreste su 'l ventaglio in una strana primavera fiorir sotto il mio fino pennello, come a li orti di Pekino, rami di thè, d'aglaja e di banana.

Passano in vece per la nera seta le rondini d'argento a vol disperso, (lungi son le moschee) con la fortuna...

Ma pure a me, barbarico poeta ne la prosa domato, ancora il verso per voi fiorisce, o Marchesana bruna.

Ella intreccia da 'l curvo ago li stami fra le onici de l'unghie scintillanti e in sen le scende per virtù d'incanti una vergine pioggia di fiorami.

Si destano i miei sogni anche a i richiami de 'l desiderio, vergini; ed avanti le piovono in fulgor di diamanti anche de' sogni i floridi velami.

Dorme la stanza immersa in un chiarore d'alba plenilunar, che si diffonde per l'alto de la sfera cristallina.

E ne 'l silenzio l'anima in odore esalano le rose moribonde fuor da li antichi vasi de la China.

Quando ampio s'apre il plenilunio ardente su i verdi sonni de li stagni a 'l piano, ne la pagoda i rulli cupamente de 'l gran tamburo echeggiano lontano.

Su 'l popolo de' bonzi, erto e fulgente guarda Fo muto iddio da l'occhio umano e tra gl'idoli d'oro e i mostri in lente onde li aromi sfumano pe 'l vano...

Ma la sacra bevanda con un riso voi ne la fine tazza di yuè mi versate fra i nembi de 'l vapore;

mentre a voi su 'l tappeto io prostro il viso, io poeta fanatico del thè come Khian-Loung celeste imperatore.

Un antico rondò di Cimarosa da la spinetta al fin li echi sopiti risveglia fra le tende alte di rosa, ne i fondi de li arazzi scoloriti.

Vibra il sol la sua lama radiosa d'oro su quel languor di tinte miti, e par che rida in ogni morta cosa un'anima di fiore, a quelli inviti.

Madonna è china, a la spinetta: sale ogni mio verso in ritmo de ladagio per la sua nuca e a 'l limbo de' capelli.

E mentre io le susurro il madrigale rompe ella in un suo bel riso malvagio, passando a una gavotta di Jommelli.

Su 'l divano di scarlatto tutto a grappoli d'argento il bel capo sonnolento ferma un tono d'oro matto.

Ne' suoi tondi occhi di gatto il bagliore è semispento, su 'l divano di scarlatto tutto a grappoli d'argento.

Co 'l piacere fine de 'l tatto a la gola io l'addormento: spira un fievole lamento ella, e resta in quel dolce atto su 'l divano di scarlatto.