Italian poem
Il vóto
Discendevamo il colle, la sera d’aprile occupando i colonnesi boschi umida argentea
mentre ne l’ombra cantavano già gli usignuoli, noti aulivano fiori anche invisibili.
Ella era muta; muto io era. Breve intervallo era tra noi, tra i nostri deboli corpi: breve;
ma non quel colle, ma non quel lago, ma non il lontano mare, ma non la sera fulgida aveva abissi
tanto profondi quanto l’abisso che muto tra noi era... Oh discesa lenta per l’infinito clivo
mentre ne l’ombra cantavano già gli usignuoli, noti aulivano fiori anche invisibili!
Candido arrise il cielo. Recò nel sovrano candore suon di campane l’Ave, giù da Castel Gandolfo.
Ci soffermammo. Ed ella (il suo lieve gesto mi pesa ne la memoria) da la fronte dolente al petto
stanco segnò la croce: — indizi d’interna preghiera a la sua bocca pallida salirono.
Quale fu il vóto? Invase pur me, in quel lume, un fervore sùbito; e pur fervido sorse il mio vóto al cielo.
— Ave, Maria. Voi fate, o Madre misericorde, ch’ella non m’ami! Fate ch’ella non m’ami, o ch’ella
muoia! Togliete il truce amore a l’anima sua, misericorde Madre, e a me il supplizio!