Versos Italian Gabriele D'Annunzio La spica

Italian poem

La spica

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LA SPICA.

L

però tutt’oro ha la pungente cima. E verdi lembi ha la già secca spoglia ove il granello a poco a poco indura ed assume il color della focaia. E verdeggia il fistuco di pallido verdore ma la stìpula è bionda. S’odon le bestie rassodare l’aia.

Dice il veglio: “Ne’ luoghi maremmani già gli uomini cominciano segare. E in alcuna contrada hanno abbicato. Tu non comincerai, se tu non veda tutto il popolo eguale della messe egualmente risplender di rossore.„ E la spica s’arrossa. Brilla il fil nella falce, negreggia il rimanente, di stoppia incenerita è il suo colore.

E prima la sudata mano e poi il ferro sentirà nel suo fistuco la spica; e in lei saran le sue granella, in lei sarà la candida farina che la pasta farà molto tegnente e farà pane che molto ricresce.

Ma la vena selvaggia ma il cìano cilestro ma il papavero ardente con lei cadranno, ahi, vani su le secce.

E la vena pilosa, or quasi bianca, è tutta lume e levità di grazia; e il cìano rassembra santamente gli occhi cesii di Palla madre nostra; e il papavero è come il giovenile sangue che per ispada spiccia forte; e tutti sono belli, belli sono e felici e nel giorno innocenti; e l’uom non si dorrà di loro sorte.

E saranno calpesti e della dolce suora, che tanto amarono vicina, che sonar per le reste quasi esigua cítara al vento udirono, disgiunti; e sparsi moriran senza compianto perché non dànno il pane che nutrica. Ma la vena selvaggia e il cìano cilestro e il papavero ardente laudati sien da noi come la spica!