Italian poem
In questa angusta Terra
In questa angusta Terra, Brevissimo soggiorno de’ mortali, Stuoladdensate pene Ognor muovono guerra: Ecco l’alme reali Non mai disattristate Curvaccigliata ambizion disbranda; E le dimesse menti ognor tormenta La corinfestatrice Povertate: L’arcier di Citerea Disviscera ad ognor la Giovinezza; E gli spirti canuti Guaiscono ad ognora Sotto la disamabile vecchiezza: Or come, e da che parte Per noi conforto spererassi? e quale Del viver lieto insegneranne l’arte? L’almo Infante, Cui trasse il gran Tonante Dal grembo della madre incenerita, Il qual poscia Dalla paterna coscia Binato sorse a sempiterna vita: Ei spemallettatore Mette in fuga le noje; Egli vitichiomato A se chiama le gioje. Buon Lïeo, Buon Dionigi, Buon Niseo, Chi di lui canta sia novello Orfeo. Bella Filli, e bella Clori Non più par pregio a tue bellezze, e taci, Che se Bacco fa vezzi alle mie labbra Fo le fiche a’ vostri baci: Regni Bacco il cacciaffanni; Ei riversa nell’alme alma virtute; Ei fa tornar nelle stagion canute L’allegrezza de’ freschi anni. Regni Bacco il cacciaffanni. Or che ricopre il cielo Il nubaddensatore Austro piovoso, Recami di Rovajo Le ben care ricchezze, io dico il gelo, Sicché nel caldo agosto Io goda d’un freddissimo gennajo. Discendi, Callinice, Nella profonda grotta, Discendi, esperta vinattingitrice, Che quando bevo, allotta Io divengo felice. Piropi di Perù, Vene di Potosì, Sollevo gridi, e chiaramente il dico, Di voi non mi cal più: E te, sangue Ottomano, E sangue di Quirino, Prendo a scherno altresì: Fonte di nobiltate, Ed arca di tesori, E nobil mosto in ben cerchiato tino, O Callinice, acqua nevata e vino. Cara di Bacco Napoli, Felice te, che pigi Meladdolciti grappoli, Per te vendemmia su bel colle aprico Consolatrice lagrima Pausilippo uvamico: Lagrime di Piropo, Onde lo scaltro Ulisse Spense l’unico ciglio All’immenso Ciclopo, Sè sottraendo da mortal periglio: Misero lui, se nell’orribil speco Si fidava nell’armi di Vulcano, Ed il nettareo suco, Che distilla Niseo, non avea seco. Non move dunque invano Apollo il Cetrarciero, Che del buon Bacco va cantando i vanti; O bella Euterpe, secondiamo i canti. Figlio di Semele, Chi non ti celebra Ne’ golfi di Nereo possa affogar. Me per tal colpa Non vedrà mai dolente Lo spezzantenne, e formidabil mar. Or che dico io? È nelle ricche corti In pregio il Tesorier; Ma se miei voti Fossero uditi, esser vorrei Coppier, E se troppo desiro, Deh fossi io Bottiglier. Bella Melpomene, Bellissima Calliope, Or chi m’appresta Briglindorato Pegaso Nubicalpestator? Sì, che porti per l’Africa, Sì, che porti per l’Asia Del buon Dionigi il poco noto onor. Fia dunque ver, che si ritrovi gente Che di schietto ruscel faccia vendemmia? O sciocchi d’Orïente, Lasciate che al deserto Predichi il vaneggiar di Macometto. Che sapeva egli il menzogner profeta? Voi fatti saggi rimembrate omai, Che balsamo di vigna imbotta e svena Omero il gran poeta.