Versos Italian Galileo Galilei Sonetto per una cena data da alcuni Lettori dell'Università di Pisa a certi scolari loro amici

Italian poem

Sonetto per una cena data da alcuni Lettori dell'Università di Pisa a certi scolari loro amici

by (1564–1642)

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OH poveri Dottor malarrivati! Voi siete stati pure i bei minchioni A dare agli scolar tanti Capponi Con ristio d’esser tutti condennati. Qui non si guarda che si sien mandati Editti, bandi, proibizioni; Qui non val nulla monsignor Capponi: Per dio n’avete ad esser gastigati. Venite qua; non è una vergogna Un vituperio espresso, una pazzia, Un obbrobrio da mitera e da gogna, Avere i polli in casa e dargli via, Senza ragione e quando non bisogna, A chi viene a cantar la Befania? E poi a una genia, Che per saziar loro ingordigia interna Avrian data la stretta a vita eterna? In questa lor taverna, Cioè congrega di gran tavernieri Hanno condotto un Conte ed un Alfieri, Che son due masnadieri Chè s’un de’ ghiotti è re, l’altro è monarca; Guai a colui che con costor s’imbarca! S’egli entravan nell’arca, Dove campò Noè co’ suoi parenti E con tutte le razze de’ viventi, Non crediate altrimenti, Che le spezie si fosser propagate, Che si poteva dir le son sonate; Perchè queste brigate Non pur mangiavan le starne e gli storni, Le pecore, le capre, i liocorni, Ma in que’ quaranta giorni Asini e buoi morivan tutti quanti Orsi, draghi, serpenti, e liofanti. Hanvi poi tanti e tanti Cavalier da far prove memorande Intorno ai piatti, intorno alle vivande, Che saria cosa grande Dir del Minelli l’ingordigia orrenda, O del Sertin da quella gran faccenda; Dir la furia tremenda, Un rasciugar di piatti e d’altri vasi Del Ansaldi, del Medici, e del Masi: Hannovi anco quel Rasi, Di questo non occorre far parola, Perchè ognun sa ch’ei tira ben di gola. Or da costor m’invola Con quel bocchino, e coi leggiadri sguardi Quel tristo Trafuriel di Carlin Bardi, Che venne alquanto tardi, Essendo stato fino alle tre ore, Non so, dal Confessore, o dal Dottore, E vi giuro di cuore, Che mi parea con quello spadaccino Qualche San Giorgio, o qualche San Martino. Evvi anco un Lupicino, Che divora trangugia anzi tracanna, Il nome solamente lo condanna.