Italian poem
Gaspara Stampa
by Gaspara Stampa (1523–1554)
.... di vago e dolce aspetto Di pelo biondo e di vivo colore Di persona alta e di spazioso petto. La mia vita in lui vive ed in me muore Nel mezzo del mio cor spesso mi dice Un’incognita tema: O miserella, Non fia il tuo stato gran tempo felice. Felice è quella donna a cui gli Dei Han dato amante meno illustre in sorte E men vago di spoglie e di trofei! O per me poco avventurosa Francia! Oh bel paese avverso a’ miei desiri, Che impallidir mi fai spesso la guancia. Il cor verrebbe teco Nel tuo partir, signore, S’egli fosse più meco, Poi che cogli occhi tuoi mi prese amore. Dunque verranno teco i sospir miei, Chè sol mi son restati, Fidi compagni e grati E se vedi mancarti la lor scorta, Pensa ch’io sarò morta. Vedendo scender qualche colpo crudo, O pregherei Amor che lo schifasse O io del corpo mio gli farei scudo. .... Dall’empio mio signore stesso Con queste proprie orecchie dir mi sento Che tanto pensa a me quanto m’è presso; E partendo, si parte in un momento Ogni memoria del mio amor per esso. Poi che da voi, signor, m’è pur vietato Che dir le vere mie ragion non possa Per consumarmi la midolla e l'ossa Con questo nuovo strazio o non usato; Finché spirto avrò in corpo ed alma e fiato, Finché questa mia lingua averà possa, Griderò sola in qualche speco o fossa La mia innocenza, e più l’altrui peccato. Io non desìo Da lui se non che mi dica in due versi; Pena, spera ed aspetta il tornar mio; Se ciò m’avvien, i miei sensi dispersi Come pianta piantata appresso il rio Voi vedrete in un punto riaversi. Mesta e pentita de’ suoi gravi errori E del suo vaneggiar tanto e sì lieve, E d’aver speso questo tempo breve Della vita fugace in vani amori, Dolce Signor, non mi lasciar perire!