Versos Italian Giosuè Carducci Nel sesto centenario di Dante

Italian poem

Nel sesto centenario di Dante

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Io ’l vidi. Su l’avello iscoverchiato Erto l’imperïal vate levosse: Allor la sua marina Adria commosse, E tremò de l’Italia il manco lato.

Qual vapor mattutino ei nel purgato Etere surto a l’Apennino mosse: Drizzò lo sguardo a valle, e poi calosse Come nembo di lampi incoronato.

Sentir l’arcana deità presente Le plebi de’ mortali e sbigottita Nel conspetto di lui tacque ogni mente:

Ma fuor de l’arche antiche al sole uscita De’ savi e de’ guerrier la morta gente Salutò la grand’anima redíta.

Ella ove incurva il ciel piú alto l’arco Fermossi, e ’l viso a la città distese. Mirò l’itale insegne, e l’occhio carco Di lacrime in un riso almo si accese.

Ma, come d’atro velo ombrate e offese Vide, Quirin, la tua, la tua, San Marco, De l’immortale amore al sen raccese Sentí le punte, e ruppe a l’ira il varco.

— Ahi, serva Italia, di dolore ostello! Ancor la lupa t’impedisce, e doma Gli spirti tuoi domestico flagello.

Mal rechi a l’Arno la mal carca soma: Non questo è il nido del latino augello: Su, ribelli, e spergiuri, a Roma, a Roma —

Disse, e movea. Come ne’ turbin torti Groppo di nubi rapide su’ venti, De’ magnanimi eroi di vita spenti Seguían l’ombre partite in due coorti.

Gli uni, in pruove di guerra anime forti, Scendean sinistri vèr’ le adriache genti: Oh, quando i vivi a te salvar son lenti, Sacra Italia, per te pugnino i morti!

Gli altri, a filosofar menti divine, Dietro il poeta che splendea primiero Le famose attingean rive latine.

Quel che avvenne, non so: ma tosto, io spero, Rifiorita d’onor su le ruine Roma libera fia da l’adultèro.