Italian poem
A Fille - L'avverte acciò non giudichi secondo le apparenze
Odi le rapide Ruote sonanti Tratte dai fervidi Destrier fumanti! Scansiam solleciti L’urto villano, Poich’è già prossimo L’auriga insano; E mira, o Fillide, Quel che sdraiato Siede nel fulgido Cocchio dorato: Indosso miragli D’argento e d’oro Grave e ricchissimo Stranier lavoro: Mira il riverbero Che rara e grande Gemma purissima Dal dito spande; E seco ha il torbido Orgoglio e il folle Fasto insoffribile, E il lusso molle. Nè a chi riscontralo Per lo sentiero Piegar mai degnasi Il capo altero. Ma già il volubile Cocchio trapassa, E densa polvere Dietro si lassa. Or vada, e celere Colui si porte Scherzo e capriccio Di ricca sorte. Ma tu, se prospera Fortuna in lui Tutti rovescia I favor sui, D’ogni ben prodiga Dispensatrice, Fille, non crederlo Perciò felice; Perchè allo splendido Fasto apparente Sol l’occhio abbagliasi D’ignara gente: Ma se con provvido Giudizio sano Tuo sguardo internasi Nel cuor umano. Vedrai che misero E, quei talora, Cui ’l volgo instabile Invidia e adora: Vedrai che torbido Pensier nascoso Ad altri rendelo E a sè noioso. Brama avidissima, Tema, livore, Odio implacabile Gli rode il core. Per le auree camere, Per le ampie sale Indivisibile Noia lo assale. Dunque non prendere Facil diletto Da un lusinghevole Fallace aspetto. Se lieta vivere Sai nello stato Che o sceglier piacqueti O il Ciel ti ha dato; Se poni all’avido Desire il freno, Sarai, mia Fillide, Felice appieno.