Italian poem
Sonetto
Lo stupido Barbier, che a Mida un dì Le lunghe orecchia d'Asino osservò, Se altrui svelar l'arcano ei non ardì, Pur nasconderlo al Mondo in van tentò.
Che sol discese entro uno scavo, e lì Disse più volte, e più ciò, che mirò. La fossa poi di molle terra empì, E ivi i suoi detti seppellir pensò.
Ma dal vento agitate ognor da se, Dicean le canne, che vi crebber su: Dell'Asino l'orecchia ha il nostro Re.
Or così sassi, e tronchi udendo te, Non vorrei, che apprendessero di più Anch'essi a domandarmi i Giulj tre.