Italian poem
Sonetto
Qualor tetra mestizia m'assalì, Che svellermi dal core altri non può, Per erme solitudini men vo, Qual Uom, che odia se stesso, e i rai del dì,
E solo, e mesto, e tacito così I sordi tronchi testimonj io fo Dell'affanno, che il cor mi penetrò, E il volto di pallor mi ricoprì.
Che se mi scorge il Villanel, che sta Lo sparso armento a ragunar, fra se, Ei dice: un disperato è quegli là,
E spia se laccio, o ferro abbia con me, E 'l mio cordoglio imaginar non sa, Che possa provenir da Giulj trè.