Italian poem
Non così polvere chiusa in cristallo
by Giovanni Battista Recanati (1687–1734)
NON così polvere chiusa in cristallo Pel foro augusto si vede scendere Precipitevole senza intervallo: Non così incalzasi onda con onda Sul nostro lido dell’Adriatico Svanendo al margine della sua sponda Come son labili, come sen vanno Della caduca vita brevissima I dì, che apportano l’estremo danno. Appena il florido capo erge fuora La Primavera vezzosa ed ilare, Ch’estate fervido la discolora: Indi il pomifero Autunno vario Al caldo Estate ben ratto opponesi Tutto spargendolo di umor contrario: Ma il Verno rigido col bianco crine L’autunno assale, e viti ed alberi Spoglia coprendoli, d’algenti brine. Pure rinascere la Primavera Veggo e l’Estate col primier ordine, Ed il Verno ergere sua faccia austera. Non così tornano di giovinezza A noi mortali gli anni più floridi, Allor che cacciali fredda vecchiezza. Se i tuoi si cangiano crini in argento, Speri invan Clori, ch’essi ritornino Al primier aureo suo abbellimento. Se mai scolorasi quel bianco giglio, Le vive rose se impallidiscono, Perchè rinverdano, non v’ha oonsiglio. E invan col lucido vetro difetti Vorrai del volto con non giovevoli Arte, che sembrino vinti o corretti; Che l’edacissimo tempo la traccia Così v’imprime del dente orribile, Che arte non cuoprela, nè la discaccia, Non più sollecito vedrai Cupido Nelle tue luci coll’ali accendere Contro noi miseri quel fuoco infido; Nè il lusinghevole fallace rise, Nè più le Grazie a folla correre Vedrai sul nitido giocondo viso: Ma con la frigida mano tremante Vedrai vecchiezza rugosa strignere In crespe il morbido vago sembiante, Indi gli orribili mali forieri Dell’atra morte vedrai snccedere, Che ad essa spianano tosto, i sentieri. Come son labili, come sen vanno Della caduca vita brevissima I dì, che apportano l’estremo danno!