Italian poem
Se Dante piange, dove ch'el si sia
by Giovanni Boccaccio (1313–1375)
Se Dante piange, dove ch’el si sia, Che li concetti del suo alto ingegno Aperti sieno stati al vulgo indegno, Come tu di’ della lettura mia; Ciò mi dispiace molto, nè mai fia Ch’io non ne porti verso me disdegno; Come che alquanto pur me ne ritegno, Perchè d’altrui non mia fu tal follìa. Vana speranza e vera povertade E l’abbagliato senno degli amici E gli lor preghi ciò mi fecer fare. Ma non goderan guar di tal derrate Questi ingrati meccanici nimici D’ogni leggiadro e caro adoperare.