Italian poem
Prega tu meco il ciel de la su' aita
by Giovanni Guidiccioni (1500–1541)
Prega tu meco il ciel de la su’ aita, se pur, quanto devria, ti punge cura di quest’afflitta Italia, a cui non dura in tanti affanni omai la debil vita. Non può la forte vincitrice ardita regger (chi ’l crederia?) sua pena dura; né rimedio o speranza l’assicura, sí l’odio interno ha la pietá sbandita. Ché a tal (nostre rie colpe e di fortuna) è giunta, che non è chi pur le dia conforto nel morir, non che soccorso. Giá tremar fece l’universo ad una rivolta d’occhi, ed or cade tra via, battuta e vinta nel suo estremo corso.
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- Perdoninmi i begli occhi, ove s'asside
- Piú di voi 'l Po che d'altra gloria altèro
- Poiché questa mia donna in terra nacque
- Poiché qui fusti la mia luce prima
- Quando giú nel mio core
- Quando i begli occhi e i lor soavi giri
- Quanto a' begli occhi vostri e quanto manca
- Quella ch'a l'ombra e al sol ne' miei sospiri