Versos Italian Giovanni Guidiccioni Se 'l pensier, che dal core

Italian poem

Se 'l pensier, che dal core

by (1500–1541)

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Se ’l pensier, che dal core tristo mai non si parte, potesse farsi altrui, parlando, aperto, de l’aspro mio dolore fôra scema gran parte, ov’ei cresce ad ogni or stando coperto; né in vil loco o deserto, in piaggia, in selva o in monte avrei sí spesso albergo né innanzi, a lato e a tergo stariami chi mi strugge e fa mill’onte. Troppo son fier nemici i pensieri infelici; sempre stanno a l’assalto ed a l’offesa, né giova contro lor fuga o difesa. Benché, se talor spinto son tra le genti a forza, non mostri punto in viso di dolermi (ahi quanto il mondo è finto e quanti in verde scorza arbor son rosi da secreti vermi!), io, per celar potermi, sotto la fronte allegra chiudo i sospiri e ’l pianto, e ’n simulato canto copro la vita mia dogliosa ed egra, e con vista serena fascio l’immensa pena; e dentro al piè de la fiorita sterpe cruda s’asconde e velenosa serpe. Se, come i vestimenti, s’aprisser gli uman petti, quanto vi si vedria, che non si crede! Ché de l’arcane menti le lingue e i nostri aspetti certa sempre non fanno e vera fede. Sallo chi ’l cor mi vede, s’egli è mio stato acerbo, e se, come sepulcro, di fòri ornato e pulcro, orrenda morte dentro e fetor serbo. Non tutto oro s’intende ciò che riluce o splende, né cosa si conosce al mondo meno che per la fronte quel ch’abbia altri in seno. Cosí, lasso! ho temenza di penar, mentr’io viva, senza trovar pietá de’ miei martiri: però che l’apparenza è d’ogni dolor priva, pur come vuol chi tempra i miei desiri. Amor, ch’a ciò mi tiri (ch’altri non ha tal possa), mio core, a tutti ignoto, fa tu palese e noto a chi prima gli die’ l’aspra percossa; ch’a lei desio mostrarlo, a tutt’altri celarlo son fermo, ed anco poi ch’io sia sepulto, tener l’affanno del mio petto occulto. O voi d’Amor seguaci, seguite il mio consiglio: temperato sia sempre il vostro affetto. Dir mi potreste: — Taci; provvedi al tuo periglio, pria che ti caglia de l’altrui difetto. — Ma tal laccio m’ha stretto, che provvidenza umana non fia mai che ’l discioglia; e spesso l’altrui doglia medico infermo e non la sua risana: pur ch’altri util vi dia, non curate chi sia; sí de’ sempre ciascuno esser contento schifare a l’altrui costo il suo tormento. Di lasciarti veder ti guarderai, canzon mia, se ben pensi tuoi detti inculti e sensi, ed al giudizio degl’ingegni altèri starai nascosta piú che i miei pensieri.