Versos Italian Giovanni Pascoli Le due aquile

Italian poem

Le due aquile

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La rupe è là con le altre rupi intorno, alta, nell’immobilità del gelo. Talor vi ruota all’apparir del giorno

una grande ombra che vien giù dal cielo.

La rupe un giorno par che muova, il ghiaccio sembra che crocchi e crepiti, fin ch’esce tristo un fil d’acqua da un sottil crepaccio.

Al sordo e cupo fremere si mesce ora un bisbiglio ed un gorgoglio lene. Con l’ali aperte scende l’ombra, cresce

all’improvviso, e grande sta. — Che avviene? —

E l’uccellaccio posa sopra il ciglio dell’alta rupe; e sente che s’abbassa la rupe sotto l’uno e l’altro artiglio.

Tacito va, tacito viene, passa con le grandi ali. Tronchi d’agrifoglio e d’oleastro porta getta ammassa.

Ora il bisbiglio e il fievole gorgoglio si fa rumore, giù di balza in balza divien fracasso, giù da scoglio a scoglio...

Tutta s’apre la fulva aquila, s’alza...

S’alza a vedere; tra le nubi e i venti s’adagia in cielo. Nelle valli brune vede gettarsi i botri ed i torrenti.

Vanno con un feroce urlo comune, chi qua chi là. Scendono ciechi al piano, portano massi, travi, alberi, cune.

Hanno la cupa voce d’uragano e di valanga; ed il fragor con loro rapido va, ma non è mai lontano.

Fuor dalle nubi, risplendente d’oro, l’aquila ruota, remeggiando lenta, sopra il terrestre vortice sonoro.

E s’alza ancora ed alto un grido avventa, atroce, per le vane plaghe sole. Tre volte grida, e sta tre volte intenta

all’eco forse che ne mandi il sole.

Amore! amore! amore! Ecco apparita sopra le nubi, immobile su l’ale, tremando in cuor lo squillo della vita,

tremando in cuore il palpito immortale della sua vita, l’altra aquila. S’alza lenta, e ricorda a man a man che sale.

Ricorda tutto, e presso lui già sbalza, e insieme precipitano al profondo, prèdansi a furia; l’anno e l’ora incalza:

vuole due grandi aquile nuove il mondo!

Amore! amore! Or egli tra lo scroscio delle cascate s’inabissa a piombo, artiglia il daino, lacera il camoscio;

e brani rossi porta, e sul rimbombo delle valanghe suona aspro il suo grido di sangue e morte, che poi frena: il rombo

solo dell’ale ode il solingo nido.

Amore! Ed ella cova. Il capo eretto e gli occhi fissi, lunghi giorni e notti. Col rostro adunco ora si spiuma il petto,

sprimaccia il covo. Sente gli aquilotti...