Versos Italian Giuseppe Aurelio Costanzo Baciami, baciami, baciami ancora

Italian poem

Baciami, baciami, baciami ancora

by (1843–1913)

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Baciami, baciami, baciami ancora... Meglio che un secolo, vale quest’ora, Che in lungo e tenero sospir d’amore Due cuori battono come un sol cuore. Ah, tutta un bacio la vita sia, Sia tutta baci l’anima mia! Quanto la sorte pur mi prepara Meglio ignorarlo, fanciulla cara. Le plebi covino, scoppii la guerra Fra cenci e porpore, fra cielo e terra; Solo un tuo roseo bacio... e non curo Le cifre delfiche del mio futuro. Altri la poca vita consumi Fra storte e formule, scheltri e volumi; Altri, agl’istinti superbi e avari, Sfidi la morte per terre e mari; Unica gloria, secreto vanto Per me un tuo fervido bacio soltanto. No, questa scienza vecchia tiranna, Che reti a tessere sempre si affanna, Ne’ suoi tentacoli non l’ha ghermita La sempre indomita natura e vita... Oh, no, mia cara, la scienza è prosa, Dammi un tuo bacio, bocca di rosa. Di sangue e polvere lordi, gli eroi Marcino innanzi... Vedremo poi, Se, a uno starnuto de la natura, Non cascheranno da la paura... Oh, meglio un bacio lungo e profondo, Che le superbe glorie del mondo! Questi Prometei, questi Titani Son così miopi, son così nani, Son tanto effimere le lor vittorie, Tanto ridicole le loro storie, Che non son certo poi così matto, Se per un bacio me le baratto. Se tutto passa, tutto ruina, Cogli l’alata ora divina! Credi, vittoria non v’ha o grandezza Che valga un’ora d’intima ebrezza, L’ora che in lungo bacio d’amore Due cuori battono come un sol cuore... Cara fanciulla, tranne che il frutto Dell’ora alata, menzogna è tutto! Ah, no, la sacra zolla del vero No, non è certo l’uman pensiero: Chi sa quel fiore d’eterna foglia, Chi sa quel fiore dove germoglia! Menzogna è tutto, tranne che questa Ora di rosei baci a tempesta, In cui per l’anima tremoli soli Brillano, e cantano tanti usignoli; Tranne quest’ora, che s’ama e sogna Fra canti e baci, tutto è menzogna: Se pur que’ soli, que’ mondi arcani Cenere fredda saran domani; Credi, menzogna non saran mai I dolci baci ch’or tu mi dai; Né mai menzogna sarà il mio verso Del tuo soave alito asperso. E, s’anco i baci, se i versi ancora Dilegueranno, come quest’ora, Figli de l’anima, echi fugaci, Arcana musica di versi e baci, Voi per l’istante che guizza e muore Siete l’eterna vita del cuore. Ma per quest’ora, che m’hai fiorita Di tanti baci, di tanta vita, Che posso, offrirti, bella eroina Di quest’alata ora divina? Che posso offrirti, qual gemma o fiore Che sia pur degno del tuo gran cuore? So che ti avrebbe sciolto un banchiere Perle e diamanti dentro un, bicchiere; So che darebbe per questo istante Mezzo il tesoro qualche mercante; So che potrebbe sulla tua fronte L’avito serto deporre un conte... Ma io.... banchiere, conte io non sono, E stemmi ed oro, no, non ti dono; Non può donarti l’anima mia Che appena un fiore di poesia; Foglie di alloro, aure di canto, Questi i miei doni, questi soltanto. Un verso, un lauro... altro mai nulla Non posso offrirti; ma tu, fanciulla, Sai ben che un verso, talora, vale Qualunque dono, sia pur regale; Sai che una sola foglia di alloro Val più che un serto di gemme e d’oro. Io so che in basso tu, mai non scendi, Che i tuo’ nettarei baci non vendi; So che que’ricchi regali ambiti Li lasci ai vecchi bolsi, attrappiti, Che fra le, strette di lerce amanti, Presso agli sgoccioli, sudan brillanti Da l’inaccessa, libera altezza, A me cui ride la giovinezza, A me cui gl’inni fremono in cuore, Spontanee prodiga grazie ed amore... Musa d’ebbrezze profonde e audaci, Me solo inebbria d’ambrosii baci. E credi pure, che, mentre scocca L’eterno bacio dalla, tua bocca, Sono poeta, poeta almeno L’ora che, tacito, ti languo in seno, L’ora che all’anima mi parla il verso Intimo ch’alita per l’universo. Nuvole d’oro, astri romiti Visioni aeree per gl’infiniti Cieli dell’anima, se tu lo vuoi, A un lieve tocco de’ labbri tuoi In danza armonica, nova, sublime, S’intrecceranno ne le mie rime. Ed a’ tuoi baci premio soltanto, Dolce fanciulla, sarà il mio canto; Poi che col canto, questa moneta Celeste, i baci paga il poeta; Né mai varranno doni e regali Quanto una strofe che t’immortali.