Italian poem
Avviso per un settimo Congresso che è di là da venire
Su’ Altezza Serenissima, Veduta l’innocenza Di quelli che almanaccano D’intorno alla scïenza;
Visto che tutti all’ultimo Son rimasti gli stessi, E pagan sempre l’Estimo Dopo tanti Congressi;
Nelle paterne viscere Chiuso il primo sospetto, Spalanca uno spiraglio In pro dell’intelletto.
Sia noto alla Penisola Dall’Alpe a Lilibeo; Noto a tutto il Chiarissimo Dottume Europeo,
Che ci farà la grazia D’aprire alla dottrina Gli Stati felicissimi E la real cucina.
Per questo a tutti e singoli Chiamati nei domíni (Nel caso che non trovino Oppilati i confini)
Dice di lasciar correre, Per lo stile oramai, L’apostrofi all’Italia Non ascoltate mai.
Anzi, purchè non tocchino Il pastorale e il soglio, Ai dotti cantastorie Rilascia il Campidoglio;
Che di lassù millantino, Scordando il tempo perso, D’avere in illo tempore Spoppato l’universo.
Questa, quando la trappola Muta i leoni in topi, È roba di Rettorica; L’insegnan gli Scolopi.
E, tolta la statistica Che pubblica i segreti, La Chimica e la Fisica Che impermalisce i Preti;
Tolto il Commercio libero, Tolta l’Economia, Gli studi geologici E la Frenologia;
Posto un sacro silenzio D’ogni e qualunque scuola, Del resto a tutti libera Concede la parola.
Ora che il suo buon animo È chiaro e manifesto, A scanso d’ogni equivoco Si ponga mente al resto.
Il Progresso è una favola: E Su’ Altezza è di quelli Rimasti tra gl’immobili, E crede ai ritornelli.
Perciò, da savio Principe Che in pro dei vecchi Stati Ritorce il veneficio Dei nuovi ritrovati,
Ha con fino criterio Pensato e stabilito Di promettere un premio A chi sciolga un quesito:
«Dato che torni un secolo Agli arrosti propizio, Se possa il carbon fossile Servire al Sant’Uffizio.»