Italian poem
Il Giovinetto
Misero! a diciott’anni Si sdraia nel dolore D’aerei disinganni, E atteggia al mal umore Il labbro adolescente, Che pipa eternamente.
Beccando un po’ di tutto, Ossia nulla di nulla, Col capolino asciutto Si sventola e si culla In un presuntuoso Ozio, senza riposo.
Pallida, capelluta Parodía d’Assalonne, Circuendo alla muta Geroglifiche donne, Almanacca sul serio Un pudico adulterio.
E mentre avido bee L’insipido veleno Delle Penelopee, Che si smezzano in seno Il pudore, l’amore, Il ganzo e il confessore,
Petrarca da commedia, Eunuco insatirito, Frignando per inedia Elegiaco vagito, Rimeggia il tu per tu Tra il Vizio e la Virtù.
Convulso, semivivo, Sfiaccolato, cascante; Amico putativo E putativo amante, Annebbiando il cipiglio Tra l’inno e lo sbadiglio;
In asmatiche scede Di Dio cincischia il nome: Ma il lume della fede In lui scoppietta, come Lucignolo bagnato, Cristianello annacquato.
Canta l’Italia, i lumi, Il popolo, il progresso, Già già rettoricumi Per gli Arcadi d’adesso: Tuffato in cene e in balli, Martire in guanti gialli;
Per abbuiar la monca Vanità della mente, Geme dell’ala tronca All’ingegno crescente; Di dottarelli in erba Querimonia superba.
Si paragona al fiore Che innanzi tempo cade, A cui manca il tepore E le molli rugiade; E non ha cuor nè senno Di dir: mi sento menno.
Ricco dell’avvenire, Casca sull’orme prime; Balbetta di morire... E di che? Di lattime? O anima leggera, Sfiorita in primavera,
Spossate ambizïoni, Scomposti desidéri, Mole, aborti, embrioni Di stuprati pensieri, E un correre alla matta Col cervello a ciabatta,
In torbida anarchia Ti tengono impedita. Per troppa bramosia D’affollarti alla vita, T’arrabatti nel Limbo, Paralitico bimbo.