Italian poem
Per Un Nuovo Ponte Sull'Arno
by Giuseppe Montanelli (1813–1862)
(Concepito da Pietro Martini di Fucecchio, giovine architetto di alte speranze, morto sul fiore dell'età, ed eseguito con proprio disegno da Ridolfo Castinelli di Pisa. Durante l'esecuzione, a questo ultimo mancarono due cari figli, onde rimase sconsolatissimo senza prole. Il ponte è collocato in luogo da cui si vede Vinci, patria di Leonardo, i poggi di Cerreto, villa Medicea celebre per la morte d'Isabella, ec., ec., Empoli ove Farinata si oppose al ghibellino disegno di spianare Firenze).
Ed io lo vidi nell'estremo istante! Io lo udii delirante! E mentre i cari amici Facean corona al doloroso letto, E il Dio degli infelici Gli posava sul petto, Ei la turba vedea degli operanti Nel lavoro sudanti, Ed or con rauca voce Quella turba animava, Or con le scarne braccia Le contrapposte forze equilibrava. — La gente allor dicea — Con lui morrà la generosa idea. — Ma tu, Ridolfo mio, Tu di morte all'artiglio la rapisti Poichè in grembo di Dio L'ali raccolse il giovine compianto; E con nuovo artificio La grand'opra compisti Onde ti vien da mille labbri il vanto. Oh qual strale tremendo, Mentre vegliavi sulla cara mole Come una madre sull'infante prole, Nel più vivo dell'alma ti trafisse! Sì t'intendo, t'intendo......... Ma lascia, o Padre orbato, Lascia allo stuolo degli amici il pianto E dell'Arte nel seno Sfoga gli affetti onde il tuo core è pieno. Queste colline apriche Ov'è sì dolce l'agonia del giorno, Queste castella antiche Tra la verdura torreggianti intorno, Allegreranno i rai D'estranio viatore Che arresterà sul nuovo Ponte i passi. A questo aere sereno Di Leonardo il seno S'apria qual rosa al matutino albore; E su quella pendice Strangolata peria dal suo tiranno Una sposa infelice; E là seduto a cittadino scranno Farinata salvava Dall'incendio delle ire ghibelline Le gigantesche moli fiorentine. Allor che il verno infurierà più crudo, E scalzo contadino, E industre mercatore, E stanco pellegrino, Non più da questi liti Su lenta nave il fiume varcheranno Tremanti irrigiditi, Il nome tuo fra gl'inni dell'affetto Suonerà benedetto. Ah perchè lo straniero Che dall'alpe discende A meditar sull'italo mistero; Sorger non vede a mille Le moli delle antiche emulatici? E spreca i suoi tesori La tralignata gente In lascivie di mimi e di cantori? Quando nella più cupa ora tacente A quei delubri aviti Che immoti al par del sole Aspetteranno i secoli, m'inspiro, In lor della gigante Età che li creò l'ombra rimiro. Ma che dirà dinante Alla fragil beltà di nostre mura Che mai dirà la poesia futura?