Versos Italian Giuseppe Montanelli Rimembranze D'Infanzia

Italian poem

Rimembranze D'Infanzia

by (1813–1862)

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O care soglie dell'ostello avito! Dite, dite i consigli E i voti e i preghi che con mesto affetto La Madre a me volgea, Allor che fui rapito Ancor fanciullo al suo grembo diletto. — Fuggi, sclamò, i perigli Ond'è piena la vita, e qual partisti A me ritorna affettuoso e puro; — Poi nell'estremo istante Per man mi prese; il suo congiunse al mio Labbro tutta tremante, E fra i singulti risuonò l'addio. Cigolaron le rote; il guardo estremo Diedi al tetto paterno, E coi cenni del volto e della mano Al suon risposi dell'addio lontano. Ma tu, giorno sereno, Che il figlio sospirato Della donna gentil rendesti al seno, Dal confin del passato Sfolgorante t'affaccia al mio pensiero. Quando il bramato raggio Sulla vegliata coltre alfin battea, Salve, salve, io dicea, Beatissimo dì! nel tuo viaggio Mi vedrai consolato! Perchè di penne armato Il cavallo non era, e qual baleno Non volai sul terreno? Allor che di lontano al guardo apparve Il nativo castello, e sulle antiche Torri, e sui rudi tetti, E sulle verdi collinette apriche Morir vidi del sole il raggio estremo, La piena degli affetti Con più tumulto m'ondeggiò nel seno. Forse chi m'era appresso Nelle tronche parole in quell'istante Il commosso sentia spirto ondeggiante. Tregua, tregua al disio — la man percuote L'umil porta degli avi; e a quel rimbombo La Madre si riscuote. — Nella sala paterna il nome mio Festeggiato risuona, e tre dilette Sorelle picciolette Muovon dall'alto frettolose il piede. — Qual mi si slancia al collo, e quale il fianco Colle palme m'abbraccia, e qual si vede Saltellarmi dinante: Nel materno sembiante Alfin l'alma si sazia, e la consola Una dolcezza che non ha parola.