Versos Italian Guido Gozzano A Massimo Bontempelli

Italian poem

A Massimo Bontempelli

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Il passato obliar, veder sagace in un dolce avvenir, forse non vero ma che rinnova quanto è più fallace... Egloghe ("Le Compagne")

I.

Poeta, or che più lieto arride Maggio ritornerai al verde nido ombroso "con Quella che d’Amor ti tiene ostaggio".

E lieto più che mai ti sia il riposo però che al tuo fratello hai dato il bene del libro salutifero e gioioso.

Il senso della Vita alle mie vene ritorna ed alla mente il dolce lume e fuggonsi i fantasmi di mie pene

se vado rileggendo il tuo volume.

II.

Ma tu non sa ch’io sia: io son la trista ombra di un uomo che divenne fievole pel veleno dell’"altro evangelista".

Mia puerizia, illusa dal ridevole artificio dei suoni e dagli affanni di un sogno esasperante e miserevole,

apprestò la cicuta ai miei vent’anni: amai stolidamente, come il Fabro, le musiche composite e gl’inganni

di donne belle solo di cinabro.

III.

Or troppo il sole aperto mi commuove tanto fui uso alla penombra esigua che avvolgon le cortine delle alcove.

Tu mi richiami alla campagna irrugua? Troppo m’illuse il sogno di Sperelli, troppo mi piacque nostra vita ambigua.

O benedetti siate voi, ribelli, che verso la salute e verso il vero ritemprate le sorti dei fratelli.

Per me nulla tentar. Più nulla spero.

IV.

Me non solleverai. Forse già sono troppo malato e forse più non vale temprarmi alle terzine del tuo dono.

Però senti e rispondimi: già un tale morbo tenne te pur? Tu pur malato fosti e guaristi del mio stesso male?

Sorella Terra dunque t’ha sanato? Io pure ne andrò a lei, ma le mie smorte membra distenderò, come il Beato,

per aspettare la sorella Morte.