Italian poem
Non radice, sed vertice...
a Golia per la molto fogazzariana Circe famelica che tu sai...
Un tulle, verdognolo d’alga, l’avvolge: bellissimo all’occhio, ed Ella m’accenna dal cocchio - si sfolla il teatro - ch’io salga:
"Positivista irredento un’ora fraterna e un the raro a casa vo’ darle e il commento dell’opere di Fogazzaro".
Sì! Vengo! Ideale, convertirci gli ardori dell’anime calme; uniscile come le palme toccantesi solo coi vertici.
Le forme bellissime sue non curo, o Signora! Il Maestro (non so se pudìco o maldestro) ci vieta servircene a due.
Daniele non bacia la bocca, ma fugge per Fede e Speranza, vaporeggiando a distanza l’amor della Donna non tocca.
Ah! Lungi l’orrore dei sensi! E noi penseremo, o Signora, l’azzurreggiante d’incensi Cappella Sistina canora.
Papaveri! E l’ora più blanda faremo, Signora, con quella del Sonno tremenda sorella: (prodigio di versi!...) Miranda.
Dispongo le carni compunte, Marchesa, mia pura sorella, la palma pensando, che snella non lega le basi alle punte.
Le basi... le punte incorrotte... il the... Fogazzaro... Marchesa! Ma questo sparato mi pesa! Non ho la camicia da notte...