Italian poem
Ora di grazia
Son nato ieri che mi sbigottisce il carabo fuggente, e mi trastullo della cetonia risopita sullo stame, dell’erba, delle pietre lisce?
E quel velario azzurro tutto a strisce si chiama «cielo»? E «monti» questo brullo? Oggi il mio cuore è quello di un fanciullo, se pur la tempia già s’impoverisce.
Non la voce così dell’Infinito, nè mai così la verità del Tutto sentii levando verso i cieli puri
la maschera del volto sbigottito: «Nulla s’acquista e nulla va distrutto: o eternità dei secoli futuri!»