Italian poem
Frammento VII
1 . . . . . . . . . . . . . O bella compagnia che mi raccoglie Issabette, Lucie, Lucrezie, Ursine, Caterine, Leonore, Aide, Alessandre, Tadee, Nicole, Ippolite e Cassandre. . . . . . . . . . . . . . 2 Mario Equicolo è quel che gli è piú appresso, che stringe i labri e manda in su le ciglia e fa con man di tutti i detti d’esso di stupor segni e d’alta maraviglia. . . . . . . . . . . . . . 3 Ecco Antonio Fulgoso, ecco Latino Iuvenale e Pistofilo, e con lui i’ veggo altri Alessandri, l’uno Guarino, l’altro Orologi, e venir veggo dui Ieronimi con loro, il Cittadino, e quel di Veritá, sacri ambidui a Febo, e veggo al Leonico a lato Dresino, Floriano e Panizato. 4 Al Sasso, al Molza, al mio cugin far festa Annibal veggo; ed a cento altri e cento; veggo le donne e gli uomini di questa mia ritornata ognun parer contento. Dunque a finir la breve via che resta non sia piú indugio, or ch’è propicio il vento, tornando a dir de la compagnia bella ch’avea il santo eremita alla sua cella. . . . . . . . . . . . . .
5 Qua con molta arte e con piú forza lotta e con robusti gioveni si afferra; par che abbattuti giá n’abbia una frotta e s’apparecchi a poner li altri in terra; lá par ch’egli abbia piú d’un’asta rotta, armato in simulacro d’aspra guerra, a piè e a cavallo con ogni arma destro, di tutti li altri e principe e maestro. . . . . . . . . . . . . . 6 Vedesi altrove che non pur conserva Ferrara, ma ’l dominio le proroga, absente Alfonso, e quando la proterva barbarie intorno ogni cittá soggiuoga, franca la tien fra tutta Italia serva, ma quante armato e quante volte in toga Ippolito si veggia a fatti degni lungo fora a cercar per tutti i segni. . . . . . . . . . . . . .