Italian poem
Libro I, Carme IV
Coro di giovani ferraresi.
Coro di giovani romani.
In ignudi abitar antri ne giovi, Pur che di tue pupille il vivo raggio, O sol di verginelle, ivi ne scaldi. Crudo Imene, ai Romani Imenéo infesto.
Ferraresi.
Il vivo lume e la beltà, si avventa Man poderosa, e innanzi a lui la fura, E lo lascia ad empir de’ suoi lamenti Il mare e il bosco: tal lunga stagione Roma gl’iniqui fati pianse, e in duolo Sospirò i vanti de’ Quiriti antichi; Quando, il guardo girando al Vaticano, Vide, Lucrezia, te, del chiaro sangue Borgia, bella così che altra più bella Di volto e di costume unqua non v’ebbe, Nè di poeti fantasía ritrasse; E già al tuo raggio ristorava i danni. Piangete o sette Colli, o Tebro piagni, E voi memorie del vetusto impero, Chè or gli Estensi fratelli, ed i congiunti Principi, cui dalla città natale Inviò prode garzon stirpe di Alcide, Impunemente ne hanno fatto scemi Di quanto avemmo di più caro, e lei Ad estranio marito hanno ristretta. Crudo Imene, ai Romani Imenéo infesto.
Ferraresi.
Coll’auree corna rinnovelli l’anno. A nuova primavera inusitati Colori porta il suol; natía ghirlanda Si fan di varî fior gli orti di Alcide; Coll’arte onrata in che ciascun più vale Or te festeggia: e noi, che alle Camene Additti siamo in fin dagli anni primi, Lieti cantiam tue nozze in carme alterno. Caro Imen, dolce Imene, Imenéo, vieni.
Romani.
Ferraresi.