Versos Italian Ludovico Ariosto V. - Molza. Per voi ora vedo che...

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V. - Molza. Per voi ora vedo che...

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Ochi vaghi e lucenti, che mi stringeste al nodo, dal qual mai per fuggir non mossi il piede, e quei dolci pungenti raggi tempraste in modo che mi fate sprezar quanto il sol vede, e portar ferma fede ch’avea smarrita d’ogni onor la strada, quanto per voi m’agrada l’aver al viver mio cangiato stile! Ch’a dire il vero io era quasi un’alpestra fera ad altrui grave, a me noioso e vile; or veggio e mi diletta che senza amor non è cosa perfetta. Ch’io avea l’alma ingombrata d’una nebbia d’errore, sí ch’io non potea mai giunger al vero; poi che da voi piagata fece loco ad Amore, che dolce creò in lei di voi pensiero, del mio stato primiero vergognando mi dolsi, e sommi accorto che vivendo ero io morto; per che, come ’l gradito aer cortese saggio animal dispoglia de l’antica sua spoglia, cosí, poi che nel cor raggio discese del bel lume soave, sgombrò da me lo ’ncarco, onde era grave. Allor conobbi espresso onde si trae la guerra che dal ciel ne dilunga e da virtute,

e che si brama spesso quel che ’l passo ci serra a pensar d’onestate e di salute; onde io perché si mute stato nel core, e chi dentro governa sempre il ver non discerna, del mio saldo voler giá non mi muovo; che da le oneste luci, fide al mio viver duci, muove un piacer pur al membrar si nuovo, che di lui piú m’accendo quanto piú nel parlar di voi m’estendo. E se ’l grave mio velo il conoscer piú avante del vostro esser gentil non mi vietasse, né Amor credo nel cielo fôra di grazie tante mai sí cortese a chi nel mondo intrasse, che di par non andasse col suo bel stato l’alta mia ventura; ma la luce, che oscura e men degna d’onor, fa parer quale fra noi prima si tiene, mia virtú non sostiene, voi perché santa, e io cosa mortale; pur quel poco ch’io veggio si contenta ’l desir che piú non chieggio.

Poi perché mai non vegna ch’habbi intera allegrezza, interompe il timor tanta mia gioia, ma se ’l mio cor non sdegna vostra nobile altezza, né si obscura fortuna unqua l’annoia, forse ’nanzi ch’io muoia vedrò ancor voi dolce pietade aprire, la qual mi porga ardire a pregar sol, poi che ’l disio mi sprona, che non agiate a schivo se di voi parlo e scrivo, per quel che dentro Amor meco ragiona,

ch’un mi diletta e piace, con l’altro non posso io non aver pace. Gir potrei lieto e tu, canzon, piú adorna, s’a belli ochi pietade crescesse, come ognor cresce beltade.