Versos Italian Niccolò Machiavelli La «Mandragola» di Niccolò Machiavelli

Italian poem

La «Mandragola» di Niccolò Machiavelli

by (1449–)

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. . . . . . . . . e tal divenni per l’amano Suo ragionare, ed a lei mi accostai, Stendendo fra’ lenzuol la fredda mano. E come poi le sue membra toccai, Un dolce sì soave al cuor mi venne, Quale io non credo più gustar giammai. Non in un loco la man si ritenne, Ma discorrendo per le membra sue, La smarrita virtù tosto rivenne. E non essendo già timido piue, Dopo un dolce sospir parlando dissi: Sien benedette le bellezze tue; Sia benedetta l’ora quando missi Il pie’ nella foresta, e se mai cose, Che ti frissero a cuor, feci nè scrissi. E pien di gesti e parole amorose, Rinvolto in quelle angeliche bellezze, Che scordar mi facean le umane cose, Intorno al cuor sentii tante allegrezze, Con tanto dolce, che io mi venni meno, Gustando il fin di tutte le dolcezze Tutto prostrato sopra il molle seno.

Chi non fa prova, Amore, Della tua gran possanza, indarno spera Di far mai fede vera Qual sia del cielo il più alto valore; Nè sa come si vive insieme e muore; Come si segue il danno, il ben si fugge, Come s’ama se stesso Men d’altri, come spesso Timore e speme i cuori agghiaccia e strugge, Nè sa come ugualmente uomini e Dei Paventan l’arme di che armato siei.nota

Come s’ama se stesso Men che altri Lo ciel poss’io serrare e disserrare Come tu sai,

Sì soave è l’inganno Al fin condotto desiato e caro, Ch’altri spoglia d’affanno, E dolce face ogni gustato amaro. Oh rimedio alto e raro! Tu mostri il dritto calle all’alme erranti; Tu col tuo gran valore Nel far beato altrui fai ricco amore; Tu vinci sol co’ tuoi consigli santi Pietre, veneni, incanti.

. . . . si sente simile al saltimbanco Che muor di fame e in vista ilare e franco

Trattien la folla La faccia sua era faccia d’uom giusto, Tanto benigna avea di fuor la pelle, E d’un serpente tutto l’altro fusto, ecc. ecc.

Je vous puis dissiper ces craintes ridicules, Madame; et je sais l'art de lever les scrupules. Le ciel défend, de vrai, certains contentements; Mais on trouve avec lui des accomodements.

Selon divers besoins, il est une science D’étendre les liens de notre conscience, Et de retifier le mal de l' action Avec la pureté de notre intention.

O nostra mala avventurosa etade Che le virtudi, che non abbian misti Vizi nefandi, si ritrovin rade; Senza quel vizio son pochi umanisti Che fe a Dio forza, non che persuase Di far Gomorra e i suoi vicini tristi.

Un amante meschino, Un dottor poco astuto, Un frate mal vissuto, Un parassito di malizia il cucco Fieri questo giorno il vostro badalucco.

E se questa materia non è degna Per esser più leggieri D’un uom che voglia parer saggio e grave, Scusatelo con questo, che s’ingegna Con questi van pensieri Pare il suo tristo tempo più soave, Perchè altrove non ave Dove voltare il viso; Che gli è stato interciso Mostrar con altro ingegno altra virtue, Non sendo premio alle fatiche sue. Il premio che si spera, è, che ciascuno Si stia da canto e ghigna Dicendo mal di ciò che vede o sente.

Di qui dipende senza dubbio alcuno, Che per tutto traligna Dall’antica virtù ’l secol presente; Imperocché la gente, Vedendo che ognun biasma, Non s’affatica e spasma Per far con mille suoi disagi un’opra Ch ’l vento guasti o la nebbia ricuopra.nota Pur se credesse alcun, dicendo male Tenerlo pe’ capegli, E sbigottirlo o ritirarlo in parte, Io lo ammonisco, e dico a questo tale Che sa dir male anch’egli, E come questo fu la sua prim’arto; E come in ogni parte Del mondo ove il sì suona Non istima persona, Ancor ch’ei faccia il sergiere a colui Che può portar miglior mantel di lui.

«E perchè all’un pensier l'altro risponde «La mente alle passate cose corse, «Che il tempo per ancor non ci nasconde; «E qua e là ripensando discorse, «Come l’antiche genti alte e famose «Fortuna spesso or carezzò e or morse. «E tanto a me parver maravigliose, «Che meco la cagion discorrer volli «Del variar delle mondane cose. «Quel che rovina dai più alti colli «Più ch’altro i regni, ecc.

«Nel primo loco colorato e tinto «Si vede, come già sotto l’Egitto, «II mondo stette soggiogato e vinto, ecc.»

«Poi che vede il suo regno «Mancare a poco a poco, e la sua gregge, «Se pel nuovo pastor non si corregge. «Tant’è grande la sete «Di gustar quel paese, «Che a tutto il mondo die’ le leggi in pria,

«Che voi non v’accorgete «Che le vostre contese «Agli inimici vostri apron la via. «Il signor di Turchia «Aguzza l’armi, e tutto par che avvampi «Per inondare i vostri dolci campi, eec.

«Ed io che del color mi fui accorto «Dissi: Come verrò se tu paventi «Che suoli al mio dubbiar esser conforto?...

«Perchè la mente nostra sempre intesa «Dietro al suo naturai, non ci .consente «Contr’abito o natura sua difesa...»

«Amor che movi tua virtù dal cielo «Come ’l sol lo splendore, «Che là s’apprende più lo suo valore «Dove più nobiltà sua raggio trova? ecc. ecc.»

«Oh che miseria è quella degli amanti, «Ma molto più di quelli «Ch’hanno i loro modi strani a sofferire! «Io per me innanzi vuo’ prima morire «Che servir tai cervelli; «Voglion, non voglion, corrono e stan fermi, «Or lieti, or mesti, or sani ed ora infermi. «Questi vizi in amor si trovan tutti, «Ingiuria e sosptzione, «Inimicizie e tregue e guerre e paci, «Concordie e sdegni, e promesse fallaci, ecc»

«Quanto felice sia ciascun sei vede, «Chi nasce sciocco; ad ogni cosa crede, «Ambizion noi preme, «Non lo muove il timore, «Che sogliono esser seme «Di noia e di dolore. «Questo nostro dottore, «Bramando aver figliuoli, «Crederla che un asili voli, «E qualunque altro ben posto ha in oblìo, «E solo in questo ha posto il suo desìo.»

«Vous les voules traiter d’un semblable langage, «Et rendre même honneur au masque qu’ au visage; «Egaler l’artifice à la sincérité, «Confondre l'apparence avec la vérité, «Estimer le fantôme autant que la personne «Et la fausse monnaie à l’égal de la bonne?»

«Aussi ne vois-je rien que soit plus odieux «Que le dehors plâtré d’un zèle specieux, «Que ces francs charlatans, que ces devot de place, «De qui le sacrilège et trompeuse grimace «Abuse impunément et se joue à son gré «De ce qu’ ont les mortels de plus saint et sacrò; «Ces gens, qui par une ame à l’intérêt soumise, «Font de dévotion métier et marchandise, ecc.»

Oh dolce notte, oh sante Ore notturne e quete Che i desiosi amanti accompagnate!

In voi si adunan tante Delizie, onde voi siete Sole cagion di far l’alme beate:

Voi giusti prendi date Alle amorose schiere Delle lunghe fatiche, Voi fate, o felici ore, Ogni gelato petto arder d’amore.

Che se l’alta ventura unqua mi tocca D’esserti appresso, o mio soave amore, Non io ti guardo ancor, che sulla bocca La voce muore. Si fa inerte la lingua, il pensier tardo, Un sottil fuoco va di vena in vena, Fischian gli orecchi, mi si appanna il guardo E veggo appena. Un gelido sudor tutta m’ inonda, Ma trema il cor, rabbrivida ogni membro; Mancami il fiato, e pallida qual fronda Morta rassembro.