Italian poem
Da torvi agli occhi miei s'a voi diede ale
by Pietro Bembo
Da torvi agli occhi miei s’a voi diede ale fortuna ria, cui del mio bene increbbe, di levarvi al penser forza non ebbe, ch’è con voi sempre, al volar vostro equale.
Questi vi mira quanto sete e quale, e se ‘l poteste udir, vi conterebbe di me, degli altri vostri, e ne devrebbe valer, se vero amor suo pregio vale.
Ché poi che Pisa n’ha disciolti e privi di vostra compagnia, sem fatti quasi selve senz’ombra, o senza corso rivi.
Pochi degli onor tuoi ti son rimasi, Padova mia; che i più son translati ivi col buon Ridolfo nostro, onde fiorivi.
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- Con la ragion nel suo bel vero involta
- Correte, fiumi, a le vostre alte fonti
- Così mi renda il cor pago e contento
- Crin d'oro crespo e d'ambra tersa e pura
- De la gran quercia, che ‘l bel Tebro
- Deh, perché inanzi a me te ne sei gita
- Del cibo, onde Lucrezia e l'altre han vita
- Di que' bei crin, che tanto più sempre amo