Italian poem
A Gino Calza
Vita tua è vita mia. Tu lo sai: melanconia mi tien fermo in sua balìa, non ti posso consolare.
Tu m’hai detto: «Ov’io mi reco voglio che tu venga meco». «Oh, fratello, io sono cieco, non ti posso seguitare».
«Vieni; è tanto lo sconforto che nel cuor misero porto!» «Oh, fratello, io sono morto per il troppo dolorare!»
Nel mio nido ho un usignolo, del suo canto mi consolo quando sono tutto solo e ho desio di lacrimare.»
«Oh, fratello, tu sei buono! Il mio cuore, ecco, ti dono: è più dolce di un perdono, è più bianco di un altare.
Foglie morte, foglie morte su la soglia delle porte dove il cuore batte forte e non fa che domandare.
Or la luna se ne è andata con la sua corte beata tutta bianca e desolata a dormirsene nel mare.
È così leggero il mio cuore, per fatto d’oblio! Non ti pesi nell’avvio non ti voglia faticare.
Le tue mani sono monde, e le sue ferite fonde: le tue mani sieno sponde al suo lento sanguinare.
Oh, il mio cuore è un usignolo, che non canta quando è solo; disiava un dolce brolo: or nel tuo si sta a cantare,