Italian poem
Ode all'ignoto viandante
Ben ch’io t’oda passare vicino alla mia soglia e pensi che tu voglia battere e domandare,
non tormento a più viva fiamma la mia lucerna — cui, nella notte eterna guardo come a una riva —
e non se, a poco a poco, cresca la lontananza, vedovo di speranza, ormai, te folle invoco,
chè le tue mani sono colme di doni: porti ai dolenti conforti, ai felici perdono.
Hai pianto e un poco vuoi di quel pianto godere, qualche lagrima bere, ancora, con i tuoi.
Donare e perdonare! Contener nell’immenso cuore grani d’incenso pe’ ’l più lontano altare.
Dire al nemico: Sei, tu, mio padre, mio figlio: dormi sul mio giaciglio, che io sul tuo dormirei.
E questo, senza pena dire e senza tristezza; sfarsi alla tenerezza come al mare la rena.
Ma, forse, tu non hai nessuno e, pure, torni, così, per pochi giorni, per un’ora, e non sai
tu, non sai che la povera piccola casa accoglie cader di nuove foglie, fiorir di rose nuove
e che più nulla, più nulla! del tuo rimane se, triste come un cane randagio, vaghi tu
imaginando i nidi più folti e più canori, tanto, che ora ne muori di dolcezza e sorridi.
Ma l’ombra non lo vede quel tuo sorriso: vela piccola che s’inciela, sembra, nella sua fede,
e non è che una cosa trepida, tutta sola, che, per te, forse, vola, ma per gli altri non osa,
ma per gli altri non pare che una vela, una vela piccola che s’inciela a l’estremo del mare.
Viandante, ancor io risi alla mia speranza, vissi la lontananza per vivere d’oblio,
come te, come tutti gli uomini. Un giorno volli cantare ne’ più folli canti i miei folli lutti,
parlare al sole come al mio cuore e, talvolta, ove l’ombra più folta fosse, chiamarmi a nome
e dirmi: «Creatura vergine, non udire più. Apprendi, ora a morire nella tua sepoltura.
Accendi un lume, un solo. Medita la tua nuova vita. A te sia la prova d’una morte o d’un volo.
Ma non tentare, mai. Confida, anche, ma senza elegger la semenza: dopo non piangerai.
Canzoni assai soavi canta, se vuoi cantare. Canzoni marinare dai ponti delle navi,
canzoni di parole semplici, a pena nate, che, ancora, dall’estate odorano di sole.
Così vivrai, nè cura ti terrà del passante, ignaro viandante di una via peritura,
se tu l’oda cantare o piangere alla soglia e imagini che voglia battere e domandare».