Versos Italian Teofilo Folengo Lamento Di Bellezza

Italian poem

Lamento Di Bellezza

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I o tratto a l'ombra d'un gentil boschetto V idi, giacendo su la piaggia erbosa, S tarsi donna solinga e penserosa, T urbata in vista, col mento sul petto. I n tal vaghezza stava, ch'ivi intorno N é fu pianta né augel che non movesse A lei mirar e seco ne piangesse.

I' mi le appresso e per veder m'abbasso. V idila troppo, aimè! ché, alzando il viso, S i mi scoperse in lei tal paradiso, T al, dico, che mi fece d'uom un sasso. I n me si volse e disse:--Fa' ritorno, N é star qui meco ove star sola deggio A pianger quel che, tarda, in me correggio.

I l dolo amar che piú sempre si acerba V ien d'alterigia molta e troppo orgoglio; S on bella, come vedi, e mi raccoglio T utta sovente in donna, ma soperba I nalzo lei cosí, che 'n questo scorno N e son rimasta, onde l'alta bontade A ma suppor l'orgoglio ad umiltade.

«Fastus inest pulchris sequiturque superbia formam». OVID.

I n queste bande su dal primo cielo V ols'egli in scherno mio, ch'un'alma stella S cendesse umile assai di me piú bella. T ant'ella è piú gentil quant'ha piú 'l velo I n cerco de ligustri e rose adorno. N acque non per mostrar quant'è bellezza, A nzi, benché sia bella, lei disprezza.

I o son (perché ti miro star sospeso) V ana beltá, ch'orno di gigli e rose S ol de le donne i volti, ma ritrose T utte le faccio e di cuore scorteso I n lor amanti, cui di giorno in giorno N udrendo van di speme, e mai non giunge A lor il patto, ma si fa piú lunge.

«Fallax gratia et vana est pulchritudo». PROP.

I n questo l'alto padre piú adirato V er' me ch'abbello i visi e i cuor inaspro S culpendo lor di porfido e diaspro, T olse 'l bel spirto e l'ebbe incatenato I n quelle belle membra ove soggiorno. N on fa soperbia mai, non schivo sdegno, A nzi è d'alte virtudi un vaso pregno.

I l nome suo dal ciel in terra stette. V olendolo saper, fa' che misure, S cendendo d'alto, le maggior figure: T re volte e quattro il trovarai di sette I n sette versi.--Allor indi mi torno, N é possio piú di lei dolermi fina A tanto che sei nosco, alma divina!