Italian poem
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Darà fin presta morte al mio dolore, O lungo corso di molti anni, Amore? — ore. Odo una voce, Amore, del mio sono; O tu sei qui mentr’il mio duol risono? — sono. Invisibil tu dunque, Amor, sei meco, Ch’io non ti veggio e’n lagrime m’accieco? — cieco. Deggio sperar di mai vederti in lei, Che ne’ boschi dal ciel tragge gli dèi? — dêi. Fia dunque breve il duol che ’l pianto elice, E mi lice sperar d’esser felice? — lice. Ma quando, Amor? ché ’l viver m’è molesto E come posso di morir m’appresto. — presto. Qual fia presto soccorso al mio tormento Se mill’anni a gli amanti è un sol momento? — mento. Bugiardo Amore, il mio duol prendi a gioco Né t’incresce di lui molto né poco? — poco. Dunque è pur ver ch’alquanto te n’incresca O pur mostri pietà per ch’io l’accresca? — cresca. Morrò se cresce, e fia rimedio al duolo Sol morte; al duol, ond’io me ne consolo. — solo. Cresci tanto, mio duol, ch’io lasso pèra, Poiché d’altra speranza il cor dispera. — spera. Spererò dunque in mentitor fallace Che ’l falso o ’l meno dice e ’l piú si tace? — tace. Tace ov’io taccio, ed ov’io grido grida, Ed ora mi spaventa ora m’affida. — fida. Vaneggio certo; Amor non mi risponde, Ma venir può questa risposta altronde. — onde. Questa è la voce mia che da me spira Ed Eco la rimanda e la raggira. — gira. Eco di selve abitatrice errante, Prima di me tu fosti al mondo amante. — ante. Or pietosa tu sei de l’altrui male, Vaga voce ne’ boschi ed immortale? — tale.