Italian poem
Il Natale
Qual masso[1097] che dal vertice Di lunga erta montana, Abbandonato all’impeto[1098] Di rumorosa[1099] frana, Per lo scheggiato calle[1100] Precipitando a valle, Batte sul fondo e sta;
Là dove cadde, immobile Giace in sua lenta mole; Nè, per mutar di secoli,[1101] Fia che riveda[1102] il sole Della[1103] sua cima antica, Se una virtude amica In alto nol trarrà:
Tal si giaceva il misero Figliol[1104] del fallo primo, Dal dì che un’ineffabile[1105] Ira promessa all’imo[1106] D’ogni malor gravollo, Donde[1107] il superbo collo Più non potea levar.
Qual mai tra[1108] i nati all’odio,[1109] Quale era mai persona[1110] Che al Santo inaccessibile Potesse dir: perdona? Far novo patto eterno? Al vincitore inferno La preda sua strappar?
Ecco ci è nato un Pargolo,[1111][a] Ci fu largito un Figlio: Le avverse forze tremano[1112] Al mover del suo ciglio: All’uom[1113] la mano Ei porge, Che si ravviva, e sorge Oltre l’antico onor.
Dalle[1114] magioni eteree[1115][b] Sgorga una fonte, e scende,[1116] E nel borron de’[1117] triboli Vivida si distende: Stillano mele i tronchi; Dove copriano i bronchi, Ivi germoglia il fior.
O Figlio, o Tu cui genera[c] L’Eterno,[1118] eterno seco; Qual ti può dir de’[1119] secoli: Tu cominciasti meco? Tu sei: del vasto empiro Non ti comprende il giro: La tua parola il fe’.
E Tu degnasti assumere Questa creata argilla? Qual merto suo, qual grazia A tanto onor sortilla? Se in suo consiglio ascoso Vince il perdon, pietoso Immensamente Egli è.
Oggi Egli è nato: ad Efrata,[d] Vaticinato ostello, Ascese un’alma Vergine, La gloria d’Israello, Grave di tal portato: Da cui[1120] promise è nato, Donde era[1121] atteso uscì.
La mira Madre in poveri[e] Panni il Figliol[1122] compose, E nell’umil[1123] presepio Soavemente il pose; E l’adorò: beata! Innanzi al Dio prostrata, Che il puro sen le aprì.
L’Angel[1124] del cielo, agli[1125] uomini Nunzio di tanta sorte, Non de’[1126] potenti volgesi Alle[1127] vegliate porte; Ma tra[1128] i pastor devoti,[f] Al duro mondo ignoti, Subito in luce appar.
E intorno a lui[1129] per l’ampia Notte calati a stuolo, Mille celesti strinsero Il fiammeggiante volo;[1130] E accesi in dolce zelo, Come si canta in cielo, A Dio gloria cantar.
L’allegro inno seguirono, Tornando al firmamento: Tra[1131] le varcate nuvole Allontanossi, e lento Il suon sacrato ascese, Fin che più nulla intese La compagnia fedel.
Senza indugiar, cercarono L’albergo poveretto Que’[1132] fortunati, e videro, Siccome a lor fu detto, Videro in panni avvolto, In un presepe accolto,[1133] Vagire il Re del Ciel.
Dormi, o Fanciul;[1134] non piangere; Dormi, o Fanciul celeste: Sovra il tuo capo stridere Non osin le tempeste, Use sull’empia[1135] terra, Come cavalli in guerra, Correr davanti[1136] a Te.
Dormi, o Celeste: i popoli Chi nato sia non sanno; Ma il dì verrà che nobile Retaggio tuo saranno; Che in quell’umil riposo, Che nella[1137] polve ascoso,[1138] Conosceranno il Re.
[1097] masso,
[1098] a l’impeto
[1099] romorosa
[1100] calle,
[1101] senza le virgole.
[1102] riveggia
[1103] De la
[1104] Figliuol
[1105] una ineffabile
[1106] a l’imo
[1107] Onde
[1108] fra
[1109] a l’odio,
[1110] persona.
[1111] Parvolo,
[1112] tremano,
[1113] A l’uom
[1114] Da le
[1115] eterie
[1116] scende;
[1117] dei
[1118] senza la virgola.
[1119] dei
[1120] Da chi ’l
[1121] Dond’era
[1122] Figliuol
[1123] ne l’umil
[1124] L’Angiol
[1125] a gli
[1126] dei
[1127] A le
[1128] fra
[1129] lui,
[1130] volo,
[1131] Fra
[1132] Quei
[1133] accolto
[1134] Fanciul,
[1135] su l’empia
[1136] dinanzi
[1137] ne la
[1138] ascoso