Italian poem
O bella età dell'oro (Lucas)
by Battista Guarini (1538–1612)
O BELLA età dell’oro, Quand’era cibo il latte Del pargoletto mondo, e culla il bosco; E i cari parti loro Godean le gregge intatte, Nè temea il mondo ancor ferro nè tôsco! Pensier torbido e fosco Allor non facea velo Al sol di luce eterna: Or la ragion, che verna Tra le nubi del senso, ha chiuso il cielo; Ond’è che pellegrino Va l’altrui terra, e ’l mar turbando il pino. Quel suon fastoso e vano, Quell’inutil soggetto Di lusinghe, di titoli e d’inganno, Ch’Onor dal volgo insano Indegnamente è detto, Non era ancor degli animi tiranno, Ma sostener affanno Per le vere dolcezze; Tra i boschi e tra la gregge La fede aver per legge Fu di quell’alme, al ben oprar avvezze, Cura d’onor felice, Cui dettava Onestà: ‘ Piaccia, se lice. ’ Allor tra prati e linfe Gli scherzi e le carole Di legittimo amor furon le faci; Avean pastori e ninfe Il cor nelle parole; Dava lor Imeneo le gioie e i baci Più dolci e più tenaci: Un sol godeva ignude D’amor le vive rose: Furtivo amante ascose Le trovò sempre, ad aspre voglie e crude O in antro, o in selva, o in lago; Ed era un nome sol marito e vago. Secol rio, che velasti Co’ tuoi sozzi diletti Il bel dell’alma, ed a nudrir la sete Dei desiri insegnasti Co’ sembianti ristretti, Sfrenando poi l’impurità segrete! Così, qual tesa rete Tra fiori e fronde sparte, Celi pensier lascivi Con atti santi e schivi: Bontà stimi il parer, la vita un’arte, Nè curi (e párti onore) Che furto sia, purchè s’asconda, amore. Ma tu, deh! spirti egregi Forma ne’ petti nostri, Verace Onor, delle grand’alme donno! O regnator de’ Regi, Deh torna in questi chiostri Che senza te beati esser non ponno. Destin dal mortal sonno Tuoi stimoli potenti Chi per indegna e bassa Voglia seguir te lassa, E lassa il pregio dell’antiche genti. Speriam, chè ’l mal fa tregua Talor, se speme in noi non si dilegua: Speriam, chè il sol cadente anco rinasce; E ’l Ciel, quando men luce, L’aspettato seren spesso n’adduce.