Italian poem
Xxx.[5]
by Brunetto Latini (1220–1294)
Forse lo spron ti move Che discritte ti prove Di far difesa e scudo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ma sei del tutto sicuro, Che tue difensione . . . . . . . . . E fallati drittura. Una propria natura Ha dritta benvoglienza; Che riceve increscenza D'amare ogne fiata, E lunga dimorata: Nè paese lontano Di monte nè di piano non mette oscuritade, In verace amistade. Dunqua pecca e disvia Chi buon amico oblia. E tra li buoni amici Sono li dritti offici Volere e non volere: Ciascun è da tenere Quello che l'altro vuole In fatto ed in parole. Quest'amistà è certa. Ma della sua coverta Va alcuno ammantato, Come rame 'ndorato. Così in molte guise Son l'amistà divise, Perchè la gente invizia La verace amicizia. S'amico ch'è maggiore Vuol esser a tutt'ore Per te come leone; Amor bassa e dispone; Perchè in fina amanza Non cape maggioranza. Dunque riceve 'nganno Non certo sanza danno Amico (ciò mi pare) Ch'è di minor affare, Ch'ama veracemente E serve lungamente: Donde si membra rado Quelli, ch'è 'n alto grado. Ben sono amici tali, Che saettano strali; E danno grande lode Quando l'amico l'ode: Ma null'altro piacere Si può di loro avere. Così fa l'usignuolo, Che serve al verso solo: Ma già d'altro mistero Sai che non vale guero.
XXXI.
In amici i' m'abbatto, Che m'amon pur a patto; E serve buonamente, Se vede apertamente, Com'i' riserva lui D'altrettanto o di pui. Altrettal ti ridico Dello ritroso amico, Che dalla 'ncomincianza Mostra grand'abbondanza; Po' a poco a poco allenta, Tanto ch'anneenta; E di detto e di fatto Già non osserva patto. Così ha posto cura Ch'amico di ventura, Come rota si gira, Che lo pur guarda e mira Come ventura corre. E se mi vede porre In glorioso stato, Servemi di buon grato: Ma se cado 'n angosce Già non mi riconosce. Così face l'augello, Ch'al tempo dolce e bello Con noi gaio dimora; E canta a ciascun'ora: Ma quando vien la ghiaccia, Che par che non li piaccia, Da noi fugge e diparte. Ond'io ne prendo un'arte, Che come la fornace Prova l'oro verace, E la nave lo mare; Così le cose amare Mostrami veramente Chi ama lealmente. Certo l'amico avaro È com' lo giocolaro; Mi loda grandemente, Quando di me ben sente: Ma quando non li dono Portami laido suono. Questi davante m'unge, E di dietro mi punge: E come l'ape, in seno Mi dà mele e veleno. E l'amico di vetro L'amor gitta di dietro Per poco offendimento; E pur per pensamento E' rompe e parte tutto, Come lo vetro rotto. Ma l'amico di ferro Mai non dice diserro, In fin che può trapare; Ma e' non vorria dare Di molt'erbe una cima: Natura della lima. Ma l'amico di fatto È teco ad ogne patto; E persona ed avere Può tutto tuo tenere; E nel bene e nel male Lo troverai leale. E se fallir ti vede Unque non si ne ride: Ma te spesso riprende E d'altrui ti difende. Se fai cosa valente, La spande fra la gente; E 'l tuo pregio raddoppia; Cotal'è buona coppia. E amico di parole Mi serve quanto vuole; E non ha fermamento, Se non come lo vento.
XXXII.
Ora ch'i' penso e dico, A te mi torno, amico Rustico di Filippo, Di cui faccio mio cippo. Se teco mi ragiono, Non ti chero perdono: Che non credo potere A te mai dispiacere. Che la gran canoscenza, Che 'n te fa risidenza Fermata a lunga usanza, Mi dona sicuranza; Com'i' ti possa dire Per detto proferire: E ciò che scritto mando È cagione e dimando Che ti piaccia dittare, E me scritto mandare Del tuo trovato adesso, Che 'l buon Palamidesso Dice, ed hol creduto . . . . . . . . . * che se in cima . . . . . . . . . Ond'io me n'allegrai. Qui ti saluto omai; E quel tuo di Latino Tien per amico fino A tutte le carate, Che voi oro pesate.
Fine del Tesoretto.