Versos Italian Carlo Emanuele Muzzarelli Nacque il promesso ai popoli

Italian poem

Nacque il promesso ai popoli

by (1797–1856)

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I Nacque il promesso ai popoli, Grave de l’ombre ai figli: Muta la terra e attonita Stette ai divin consigli. I plausi si diffusero Dal mar gelato a l’Alpe; Dal Termodonte a Calpe Di gioja un grido errò. II Dal Ciel, fra gl’inni e i cantici Sceser l’eteree squadre: Fu stanza un vil tugurio Di tutte cose al padre, Mentre, di sangue cupido, Il furibondo Erode Co’ l’armi e co’ la frode A morte lo cercò. III Cadeano, innocue vittime, I pargoletti spenti; Nè disarmar potevano I pianti ed i lamenti: La destra del carnefice, Usa al sangue a la morte: Il sesso imbelle, il forte Chiedea pietade invan. IV Fra tante stragi, l’unico Per cui la strage è mossa, Fuggia d’Erode il barbaro Comando e la percossa; E fra i deserti impavida Lui sorreggea la madre: E de l’Eterno Padre Il difendea la man. V E bello era spettacolo Mirar Gioseffo, il santo Veglio lieto sorridere De la sua sposa a canto, E il molto amor diffondere Su la insperata prole, Che al suon d’alte parole. Lo Spiro suscitò. VI De la tua vita scorrano I dì, dicea, söavi: Su le tue labbra sciolgansi De le convalli i favi: Tutta la terra adoriti, Tregua a le sue querele: Tu sei l’Emmanüele, Che tanta età bramò. VII E già l’alte piramidi, Come il desìo lo punge, De la promessa memore, Egli scorgea non lunge, E il fiume amico a Moïse, Chè lo salvò bambino, Al Redentor Divino Sicuro asilo offrir. VIII Vè del piacer la lacrima Spunta a Maria sul ciglio, L’odi sclamar tra il giubilo: Pur ti ho salvato, o figlio; E il pianto suo confondere Godea con quell’annoso, Cui tolse ogni riposo La tema ed il desir. IX Misera madre, i barbari Lidi tu fuggi invano: Già sento un mesto gemito Vagar lungo il Giordano, Nunzio del duol funereo Di quel terribil giorno, Che, di Sïonne a scorno, Spento il suo Dio sarà. X E i Sacerdoti, e il vergine Stuolo pregando, ahi tardi! Scender vedran terribili Di sua giustizia i dardi, Che de l’ingrata Solima Sperdan la gloria e il nome: Chè a Lei entro le chiome Tito la man porrà. XI Stolta Sïonne, affrettati, Forse gli è tempo ancora, Placa quel divin parvolo, Il cui guardo innamora: Prega la Madre Vergine Onde il rigor sospenda, Onde pietoso intenda Al pianto ed al dolor. XII Ma tu non odi, e, immemore De la promessa antica, Ebra ti sfreni, e stolida Fra la turba nemica E i figli tuoi degeneri, Vendi ad un Re venduto, Onde trafitto e muto Cada il Divin Signor. XIII Giorno verrà.... ma tolgasi A tanto orrore il guardo: Su l’ara de l’Altissimo Spargiam dittamo e nardo; Ardan gli eletti olibani Suonin di gioja i carmi, Chè de l’Averno l’armi Vane il Signor tornò. XIV Salve, o bell’Alba, nunzia Di più beata sorte: Vinto è l’Averno al nascere Del Nazaren, del forte: Compiuto è il gran misterio L’opra immortal compiuta La Terra afflitta e muta In riso il duol cangiò.