Italian poem
Non v'è in bosco pastorella
by Carlo Innocenzo Frugoni (1692–1768)
Non v’è in bosco Pastorella, Che non creda d’esser bella; Anzi ognuna giurerìa Che l’uguale non vi sia. Di sè altera va la bionda; Vuol che ogn’altra si nasconda; Tener crede incatenati Tutt’i cuor ne’ crin dorati. Col crin nero un’altra al fonte A specchiarsi vien la fronte; E in quel nero crede poi, Che Amor tenda i lacci suoi, Vuol la grande, e ben cresciuta, La più bella esser tenuta, Perchè a lei su l’altre pare Ritta in piè poter regnare. Vuol la picciola in opposto Fra le Belle il primo posto; E in compenso dell’altezza Fa giuocar la gentilezza. Vien la Bella ben nudrita, Larga in busto, e stretta in vita, E si stima quella sola, Che per gli occhi il cuor consola. La magretta se ne ride, Ed in suo favor decide, Che si crede un picciol fusto, Tutta grazia, e tutta gusto Vuol la Ninfa dottoressa Adorata essere anch’essa: Vuol di sè, perchè ha studiato, Tutto il Mondo innamorato. Baldanzosa l’ignorante Pompa fa d’un bel sembiante. Vien la Bella, che si vanta D’esser bella oltre i quaranta; E ancor vuole, e ancora crede Tutt’i cuori far sue prede. Ma una Bella in fresca età Viene, e grida: Chi va là? E in virtù d’anni diciotto Ai quaranta dà capotto. Ogni Bianca senz’ajuto, Di sospiri vuol tributo: Vuol col vivo suo candore Fra le Belle il primo onore; Ma superba vien la Bruna, Nè vuol cedere ad alcuna, Piena il cuor d’ardite voglie Perchè il bruno il Bel non toglie.