Italian poem
Una lampada
by Elena Aganoor (1852–1912)
Amica di mie veglie, entro l’oscura Stanza silenzïosa, il picciol foco Guardo talor con amorosa cura, Che solitario brilla. L’anima tua fra i bei vetri sicura Mira diritta al cielo e raro oscilla, Pur si andrà consumando a poco a poco La sorte che ti danna è la mia sorte.
Più viva assai di quella tua fiammella Più amabil, più superba e più sdegnosa, Ardere, occulta entro l’angusta cella, Sento l’anima mia. In ricca veste, trasparente e bella, Non della tua men frale, a eccelsa via Mira più sola e più di te dubbiosa: Ambe ci spegnerà la cruda morte.
Mentr’io cercando per l’ignoto immenso Inutil vivo, inutil non mi sei Tu, che del viver tuo pur non hai senso E a cui favello invano. Ma non perciò ch’io t’amo e sento e penso, Giungo a scoprir del viver mio l’arcano Chè, non più de’ tuoi raggi, i lumi miei Ponno passar per entro a opache porte.