Italian poem
Dama elegante
by Emilio Praga
Quella superba sua faccia serena Passar la vidi tra la folla oscena, E vidi gli occhi della folla ardenti Sprofondarsi ne’ suoi, Come attoniti e opachi occhi di buoi.
Mordea la folla collo sguardo muto Le nudità di latte e di velluto, E correa, dietro i vaghi ondeggiamenti Del morbido corsetto, I profili del largo, augusto petto.
E allor pensai che poichè brilla il sole Sulle paludi e sulle verdi aiuole, Irradïar poteva in una festa La pura faccia di una donna onesta!
Ma, seguendo il suo strascico di seta, Il mio cor sospirava: — O bella creta, Va, domanda alla Venere di Milo La lista dei cretini Che vide immoti a’ suoi piedi divini!...
E sentirai dalla vetusta dea Come la forma strangoli l’idea, Come al vergine altar della bellezza Sorga stolto e profano Il basso incenso dell’ossequio umano!
O bella creta passa nella festa Poichè sei tanto bella e tanto mesta, In mezzo all’orgia delle voglie, illesa; Passa candida e altera e non compresa!
Adorino il tuo riso incantatore, Agognino al tuo fiato e al tuo pallore, Bevan l’abisso delle tue pupille, E l’aurora che vola Dalle tue labbra colla tua parola....
Sarà l’inno del verme all’infinito, Sarà il ringhio che simula il ruggito, Non sarà la bestemmia e la canzone Che merita la donna, Quando è l’angelo, il santo e la madonna!
E tu non sei del mondo, o bella creta, No, del mondo non sei, nè del poeta; Nè del poeta, o stella passeggiera, Nè del marito che ti abbranca a sera! —