Italian poem
Come vago usignuolo in gabbia stretto
by Filippo Ortensio Fabbri (1650–1750)
Come vago usignuolo in gabbia stretto, Ne i primi giorni ha de’ suoi lacci orrore, Ma a poco a poco entro l’angusto tetto Va temprando col canto il suo dolore; Tal’ io mi dolsi, allor ch’ebbi ricetto Presso al discreto mio dolce Signore; Ma de’ miei nodi alfin presi diletto Per lunga usanza e per fedele amore. Pur la mia mente al suo principio avvezza, Dopo sì stretta prigionìa sovente Al primo stato ha di tornar vaghezza. Così ancor l’usignuol spesso non sente La man del suo Signor che l’accarezza, Quando sua libertà tornagli a mente.