Italian poem
Beato l'uom cui dona il re del cielo
by Francesco Beccuti (1509–1553)
Beato l’uom cui dona il re del cielo l’error commesso e le cui macchie copre la divina pietá col suo velo! beato l’uom cui de le sue mal’opre ragion non chiede il giusto seggio eterno, e ’l petto aperto e senza inganno scopre! Perché io tacqui il mio fallo, o re superno, dal tuo flagello io fui percosso e spinto dove ognor punge il crudel verme interno: dunque da mortai piaga oppresso e vinto, a te, Signore il mio peccato apersi con gli occhi molli e ’l cor di spine cinto; ma se tardi i miei prieghi a te conversi, tu giá non fosti a perdonarmi lento, Padre, che largo ogni tua grazia versi. Chi solca questo mar d’ogni tormento e vuol trovar di sua salute ’l porto, ricorra a te, mentre ha propizio il vento; che se talora fia pallido e smorto, fra rie tempeste e minacciosi scogli non sará mai però da l’onde assorto. Ne le miserie mie, nei miei cordogli tu sei refugio, tu conforto vero; cotante insidie omai dal mio piè togli. Tu mi prometti, come io bramo e spero, darmi ’l tuo lume e far soave e piano questo cieco, spinoso, erto sentiero. Depon la tua fierezza, o cor umano, né far come caval che sprone e morso solo obedisce, da ragion lontano. Chi non ritiene a l’empie voglie ’l corso duro freno avrá poi, ma chi si fida nel Signor, fia da sua pietá soccorso. Con festevoli dunque e liete grida lodi ’l Signore e ’n lui si glori e vanti chiunque è giusto e chi nel core annida, la sua mercé, dritti pensieri e santi.