Italian poem
Non men, Licida mia, dolce favella
by Francesco Beccuti (1509–1553)
Non men, Licida mia, dolce favella la vostra canna in chiaro suono e tósco, che sia bella colei ch’io riconosco o per ninfa di Cinzia o per sorella: e s’un tratto v’ascolta, io spero ch’ella in soave liquor volgerá il tòsco. Ite sicuro omai ch’Amor vien vosco a narrarle il martir che vi flagella. Ella non può, tra folte siepi stretta, trasformarsi, fuggendo, in verde alloro, e ’l piacevol terren tal pianta sdegna. Itene pur, che se ne sta soletta, quando torna il padrigno al suo lavoro ed il tenero armento in mandra segna.